“E’ fondamentale implementare una rete per offrire le cure palliative in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, al fine di scongiurare il più possibile la ricerca di eutanasia e suicidio assistito”. Così il presidente della Società italiana di cure palliative (SICP) Italo Penco, ascoltato dalle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge sulla liceità dell’eutanasia.

“Alle persone che richiedono eutanasia deve esser garantito l’accesso alle cure palliative, perché proprio la mancanza di informazioni sul diritto a ricevere cure per il controllo della sofferenza può far optare per l’eutanasia”. Sul territorio, sono offerte invece in modo “non omogeneo”, manca la formazione specifica per i medici e manca “una campagna informativa affinché i cittadini sappiano di averne diritto”.

Le cure palliative, “pur riducendo ricorso all’eutanasia”, tuttavia, ha precisato Penco, “non lo annullano perché esistono persone che, pur se trattate nel modo migliore, richiedono di morire anticipatamente”: “riteniamo che tale aspetto vada approfondito scientificamente e ne vadano valutate dimensioni epidemiologiche e antropologiche connesse”.

Quanto alla proposta di legge sull’eutanasia, presenta i primi due articoli relativi all’autodeterminazione del paziente “che sono stati già superati dalla Legge 219” sulle disposizioni anticipate di trattamento (Dat). D’altronde, conclude, tale legge, è stata “costruita con difficoltà ma ha raggiunto un punto di equilibrio. Andare a modificarla rischierebbe di portare confusione”.

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