Ridurre il numero assoluto degli ictus in Europa di ben il 10 per cento, trattare almeno il 90 per cento dei pazienti colpiti da ictus in Europa in una Unita’ Neurovascolare (Stroke Unit) come primo livello di cura, creare piani nazionali specifici che comprendano tutto il percorso che va dalla prevenzione primaria fino alla vita dopo l’ictus e, infine, implementare strategie nazionali che promuovano e facilitino uno stile di vita sano e, nello stesso tempo, riducano i fattori ambientali, socio-economici ed educativi che aumentano il rischio di incorrere nella patologia. Questi gli ambiziosi obiettivi individuati dall’European Stroke Organization (ESO) e che sono stati inseriti nel Piano di Azione per l’Ictus in Europa 2018-2030, secondo quanto riferito da una note di Alice Italia Onlus. Si stima che il peso economico e sociale complessivo dell’ictus cerebrale aumentera’ drammaticamente nei prossimi 20 anni a causa dell’invecchiamento della popolazione. Gli organi decisionali in Europa dovranno quindi individuare il modo migliore per combatterlo e rendere piu’ facile la vita per coloro che sopravvivono e per le loro famiglie. I dati raccolti nello studio Burden of Stroke – Impatto dell’Ictus in Europa (pubblicato nell’ottobre del 2017, con traduzione in lingua italiana a cura dell’associazione) indicano che entro il 2035 si verifichera’ complessivamente un aumento pari al 34 per cento del numero totale degli eventi cerebrovascolari acuti nell’Unione Europea, passando dai 613.148 casi verificatisi nel 2015 agli 819.771 previsti nel 2035. Aumentera’ anche il numero delle persone che dovra’ convivere con le conseguenze di una patologia che diventa cronica: si passera’ dai 3.718.785 del 2015 ai ben 4.631.050 previsti per il 2035, con un incremento del 25 per cento pari circa a 1 milione di persone in Europa. Il costo totale dell’ictus in Europa e’ stimato nel 2015 in 45 bilioni di euro ed e’ destinato ad aumentare, includendo sia i costi derivanti dall’assistenza sanitaria sia quelli indiretti a carico delle famiglie e delle societa’ intera. E’ dunque fondamentale che nella pianificazione di queste strategie comuni contro l’ictus in Europa siano coinvolti, oltre ad i rappresentanti di tutte le professioni che seguono il percorso di cura dei pazienti, anche i caregiver, le persone che sono state colpite da ictus e le associazioni di volontariato di ciascun paese. 
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