I Pfas, composti perfluoroalchilici che si trovano in prodotti, vestiti e oggetti di uso quotidiano, inibiscono l’attivita’ del testosterone nell’uomo compromettendo lo svilippo del sistema riproduttivo-sessuale e riducendo la fertilita’. A individuare il meccanismo attraverso il quale i Pfas interagiscono con l’azione del testosterone, bloccando il suo recettore, e’ stato il gruppo di ricerca di Carlo Foresta, professore di Endocrinologia e Coordinatore della Rete Endocrinologica Veneta. I ricercatori hanno studiato i meccanismi che possono determinare una interferenza tra Pfas e controllo ormonale del sistema endocrino-riproduttivo nell’uomo e ha dimostrato per la prima volta che i Pfas sono in grado di interferire significativamente con il legame tra il testosterone e il suo recettore, occupando lo stesso sito di legame riducendone l’attivita’ di oltre il 50 per cento. Inoltre, i ricercatori di Padova in collaborazione con la St. Louis University, hanno dimostrato che le strutture molecolari dei Pfas e del testosterone, mostrano analogie dei loro siti strutturali che portano ad una loro interazione, impedendo quindi al testosterone circolante di svolgere la sua attivita’ ormonale. “Se si considera che la presenza dei Pfas – ha detto Foresta – e’ stata riscontrata nel cordone ombelicale e nella placenta di donne esposte, si puo’ ipotizzare una precoce interferenza dei Pfas sullo sviluppo gonadico e sulla documentata riduzione di sviluppo nell’altezza e nel peso dei figli nati da queste donne esposte. Questi risultati suggeriscono che i Pfas, fra le tante sostanze inquinanti ambientali, possono avere un ruolo nell’universalmente riconosciuto incremento delle patologie andrologiche, come infertilita’, il criptorchidismo, i tumori del testicolo”. Questa dei Pfas peraltro si inserisce in una tendenza piu’ vasta: l’ambiente si sta progressivamente arricchendo di prodotti inquinanti, principalmente di residui chimici, della plastica e dei suoi prodotti di degradazione, ai quali l’uomo e gli animali possono essere esposti attraverso l’alimentazione, le acque e il contatto stesso. Queste sostanze definite “interferenti endocrini”, possono alterare l’equilibrio e la funzione degli ormoni interagendo o interferendo con la normale funzione ormonale e portando effetti avversi sulla salute. In accordo con queste ipotesi, il gruppo di ricerca dell’Universita’ di Padova ha infatti dimostrato che i ventenni del terzo millennio, oltre ad una minor produzione di spermatozoi, hanno una maggiore altezza, una maggior lunghezza degli arti rispetto al tronco, una riduzione del volume del testicolo e una riduzione della lunghezza del pene (-0.9 cm) rispetto a precedenti osservazioni. Tutti questi segni depongono per una interferenza da parte dei composti chimici ambientali sulla attivita’ degli ormoni testicolari anche nell’uomo. Pertanto la scoperta del meccanismo attraverso il quale i Pfas interferiscono con l’attivita’ del testosterone assume un importante rilievo clinico-sperimentale. 
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