Mario Caiazzo

Al Pascale, stando anche a quanto captato dalle forze dell’ordine durante una conversazione ambientale avvenuta tra il medico Elia Abbondante, una collaboratrice e tale Nicola (si ipotizza si tratti di un altro camice bianco del suddetto nosocomio) «molti hanno continuato a sbagliare sapendo di farlo». La discussione avviene il 5 maggio del 2015, dopo gli accessi in ospedale della guardia di finanza e secondo gli inquirenti, è alquanto illuminante per comprendere «i meccanismi» attraverso i quali sarebbe avvenuta la presunta «attività anomala». «Nel corso della conversazione (quella del 5 maggio 2015) – scrivono i magistrati nel faldone dell’ordinanza – emerge che Nicola si lamenti con Elia Abbondante che il predetto responsabile della ‘Struttura complessa Gestione beni e servizi’, dopo l’intervento della Finanza presso il Pascale, ha imposto procedure più ‘severe’ per l’acquisizione di beni e servizi». Abbondante, annotano gli inquirenti, specifica al proprio interlocutore che non sia più possibile acquistare i beni di urgenza, proprio perché la suddetta guardia di finanza «sta effettuando dei controlli specifici in merito». «Circostanza questa – sottolineano i magistrati – che conferma non solo il fatto che (per la verità ben evidente) la pregressa acquisizione in via d’urgenza risultava irregolare e che soprattutto anche l’Abbondante era ben consapevole di ciò». Durante la conversazione interviene anche una collaboratrice che afferma: «Stiamo sotto osservazione non solo noi». Abbondante spiega a Nicola: «Premesso che non teniamo scheletri nell’armadio, né io né i miei collaboratori che conosco da vent’anni, la mia preoccupazione è che andando a fare un procedimento, chi non lavora, non sbaglia». Dopo alcune battute del colloquio Nicola dice: «Tu ti devi difendere, però, Elì (Elia, ndr), (…) di fronte a certi atteggiamenti, chiaramente provocatori di alcuni di questi soggetti, tu devi puntualizzare tutto, ma non cadere nella provocazione».