Pope Francis arrives to lead his Wednesday General Audience in Saint Peter's Square at the Vatican, 25 April 2018. ANSA/CLAUDIO PERI

«Di fronte al problema della sofferenza umana è necessario saper creare sinergie tra persone e istituzioni, anche superando i pregiudizi, per coltivare la sollecitudine e lo sforzo di tutti in favore della persona malata». Nel giorno in cui il mondo piange la morte del piccolo Alfie Evans , Papa Francesco durante l’udienza in Aula Paolo VI, ai partecipanti alla Conferenza sulla medicina rigenerativa torna a insistere sulla importanza del dialogo tra famiglie, medici e istituzioni in genere quale primo requisito fondamentale nell’accompagnamento dei malati, specie quelli terminali. Lo fa – senza alcun riferimento esplicito alla vicenda del bimbo inglese – ricevendo in udienza i partecipanti alla VI Conferenza internazionale sulla medicina rigenerativa promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura, dal titolo “Unite To Cure A Global Health Care Initiative” che si è conclusa oggi in Vaticano.

«La scienza, come qualsiasi altra attività umana, sa di avere dei limiti da rispettare per il bene dell’umanità stessa, e necessita di un senso di responsabilità etica», sottolinea Bergoglio a medici, scienziati, pazienti, esperti di etica, filantropi, funzionari governativi, leader religiosi e celebrità (ad esempio, l’attore Orlando Bloom e i cantanti Peter Gabriel e Katy Perry) riuniti questa mattina in Aula Paolo VI. «La Chiesa elogia ogni sforzo di ricerca e di applicazione volto alla cura delle persone sofferenti» ma «ricorda anche che uno dei principi fondamentali è che non tutto ciò che è tecnicamente possibile o fattibile è per ciò stesso eticamente accettabile».

Lo diceva già Paolo VI nella sua Populorum Progressio: «La vera misura del progresso è quello che mira al bene di ogni uomo e di tutto l’uomo». In tal senso Francesco indica quattro azioni da compiere: «prevenire, riparare, curare e preparare il futuro».

Prevenire nel senso che, «consapevoli del fatto che molti mali potrebbero essere evitati se ci fosse una maggiore attenzione allo stile di vita che assumiamo e alla cultura che promuoviamo», bisognerebbe «avere uno sguardo lungimirante verso l’essere umano e l’ambiente in cui vive». Significa, spiega il Papa, pensare ad «una cultura di equilibrio in cui tutti i fattori essenziali – educazione, attività fisica, dieta, tutela dell’ambiente, osservanza dei “codici di salute” derivanti dalle pratiche religiose, diagnostica precoce e mirata, e altri ancora – possono aiutarci a vivere meglio e con meno rischi per la salute».

Ciò diventa particolarmente importante «quando pensiamo ai bambini e ai giovani, che sono sempre più esposti ai rischi di malattie legate ai cambiamenti radicali della civiltà moderna». Basta riflettere «sull’impatto che hanno sulla salute umana il fumo, l’alcol o le sostanze tossiche rilasciate nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Un’alta percentuale dei tumori e altri problemi di salute negli adulti può essere evitata attraverso misure preventive adottate durante l’infanzia», osserva Francesco.

Questo, però, rimarca, richiede «un’azione globale e costante» che «non può essere delegata alle istituzioni sociali e governative, ma domanda l’impegno di ciascuno» nonché la diffusione di «una maggiore sensibilità tra tutti per una cultura di prevenzione come primo passo verso la tutela della salute».

È vero – e il Pontefice lo sottolinea «con molta soddisfazione» – che c’è un «grande sforzo» da parte della ricerca scientifica volto «alla scoperta e alla diffusione di nuove cure, specialmente quando toccano il delicato problema delle malattie rare, autoimmuni, neurodegenerative e molte altre». Tuttavia ancora è necessario «riflettere sulla salute umana in un contesto più ampio, considerandola non solo in rapporto alla ricerca scientifica, ma anche alla nostra capacità di preservare e tutelare l’ambiente e all’esigenza di pensare a tutti, specialmente a chi vive disagi sociali e culturali che rendono precari sia lo stato di salute sia l’accesso alle cure».

Il Papa cita poi i traguardi raggiunti negli ultimi anni, grazie alla ricerca cellulare e nell’ambito della medicina rigenerativa, circa le tecniche di riparazione dei tessuti e le terapie sperimentali, che hanno aperto «un importante capitolo nel progresso scientifico e umano» che si sintetizza nei due verbi «riparare e curare». «Più esteso sarà il nostro impegno a favore della ricerca, più questi due aspetti diventeranno rilevanti ed efficaci, permettendo di rispondere in maniera più adeguata, incisiva e persino più personalizzata ai bisogni delle persone malate», afferma.

E aggiunge: «La scienza è un mezzo potente per comprendere meglio sia la natura che ci circonda sia la salute umana. La nostra conoscenza progredisce e con essa aumentano i mezzi e le tecnologie più raffinate che permettono non solo di guardare la struttura più intima degli organismi viventi, uomo incluso, ma addirittura di intervenire su di essi in modo così profondo e preciso da rendere possibile perfino la modifica del nostro stesso Dna».

Indubbiamente è un enorme passo avanti ma, al contempo, anche un rischio. Perciò, sottolinea Bergoglio, «è fondamentale che aumenti la nostra consapevolezza della responsabilità etica nei confronti dell’umanità e dell’ambiente in cui viviamo». «Se vogliamo preparare il futuro assicurando il bene di ogni persona umana – raccomanda – dobbiamo agire con una sensibilità tanto maggiore quanto più i mezzi a nostra disposizione diventano potenti». «Questa – conclude – è la nostra responsabilità verso l’altro e verso tutti gli esseri viventi»

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