I dispositivi medici salvavita come i pacemaker e le pompe di insulina sono vulnerabili agli attacchi hacker. Una minaccia che potrebbe mettere a rischio la salute di milione di pazienti. L’allarme arriva dall’Electrophysiology Council dell’American College of Cardiology, in un nuovo report che sottolinea come “non si stia facendo abbastanza a livello industriale per arginare la falla nei pacemaker”. Per ora non sono state registrare segnalazioni di hackeraggi intenzionali o accidentali dei dispositivi cardiaci, ma “molte ricerche hanno rivelato la concreta possibilità che si possano verificare attacchi esterni”.

Questo perché i pacemaker utilizzano dei software per essere aggiornati o per memorizzare le informazioni. Un sistema facilmente intercettabile da chi ha le conoscenze, e l’intenzione, di lucrare sulla debolezza dei dispositivi e magari ricattare i pazienti.

La fragile sicurezza dei pacemaker ha insospettito i funzionari del governo degli Stati Uniti che hanno iniziato a indagare nel 2016 – riporta il ‘Daily Mail’ – dopo che un lotto di questi dispositivi prodotti dall’azienda St Jude Medical ha esaurito la batteria tre mesi prima del previsto, provocando almeno due morti. Le analisi hanno evidenziato che i prodotti avevano un difetto che li ha portati a spegnersi molto prima di quanto previsto. Secondo gli esperti gli sforzi per aumentare i livelli di sicurezza dovrebbero essere concentrati nella fase di progettazione includendo anche esperti informatici in grado di consigliare come stoppare sul nascere possibili hackeraggi. “La probabilità che un singolo pirata informatico – spiega Dhanunjaya R. Lakkireddy, componente del Council Electrophysiology – colpisca con successo un dispositivo impiantabile è ancora molto bassa”.

 

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