Reparti, camere e corridoi di ospedali pubblici spesso si presentano come gironi danteschi, con situazioni “igieniche anomale e bagni al limite dell’agibilità”, “pazienti abbandonati per ore tra feci e sangue”, situazioni che somigliano “all’inferno dei lazzaretti”, al Nord come al Sud. E’ quanto emerge dalle denunce e della segnalazioni arrivate al Tdm -Cittadinanzattiva. Episodi che ricordano il caso denunciato, con un video, della donna intubata ricoperta di formiche su un letto dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli.

Nelle segnalazioni arrivate al Tdm emerge l’angoscia di chi vede i propri cari, fragili e impauriti, ricoverati in balia degli eventi e si sfoga anche con missive di fuoco inviate alla direzione ospedaliera. “Come vede non le scrivo per mio padre – scrive il figlio del paziente alla dirigenza della struttura – per il quale tanto avrei da chiedere e da denunciare, ma le scrivo per quegli ammalati, che come lui, condividono la sorte di essere confinati in quell’angolo di disperazione, tanto grave e bruciante da farmi vergognare di pregare Dio per il mio personale dolore”. Una nipote parla della nonna “ricoverata per oltre un mese in una camera sporca e con spifferi” e delle richieste ai medici della donna di risolvere queste situazioni: “La risposta di una dottoressa è stata che lei è pagata per fare terapia e non per fare coccole o dare carezze ai pazienti”.

Eppure la scarsa igiene, insieme all’uso non appropriato di antibiotici, è causa delle infezioni ospedaliere. In Italia si registrano fino a 700.000 casi su 9 milioni di ricoveri, l’1% con esito letale. Sono oltre 7.000, dunque, i degenti che muoiono a causa di un’infezione contratta in ospedale. Ma in 3 casi su 10 queste malattie si potrebbero evitare, secondo gli esperti intervenuti di recente al congresso Waidid a Milano, appuntamento mondiale sulle malattie infettive.

E’ stato dimostrato che il 5-30% delle superfici risulta ancora contaminato nonostante l’adozione di adeguati protocolli di pulizia e disinfezione e che esiste un maggior rischio di trasmissione di microrganismi multi-resistenti in pazienti ricoverati in stanze precedentemente occupate da pazienti infetti.

Secondo i dati ricordati durante il congresso Waidid, dal 5% all’8% delle persone ricoverate contrae un’infezione: le più frequenti sono quelle urinarie, seguite da infezioni post-operatorie, polmoniti e sepsi. Di queste, si stima che circa il 30% sia potenzialmente prevenibile, in pratica tra i 135.000 e 210.000 casi. Tra le principali cause ci sono, appunto, la decontaminazione non corretta e l’abuso di antibiotici che fa aumentare la resistenza batterica. Infatti, quasi nel 50% dei casi in cui questi farmaci sono prescritti non risultano necessari.

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