Medici e dirigenti sanitari campani in assemblea per protestare contro una sanità diventata in molti presidi «pericolosa». Lo riporta Il Mattino. Il San Giovanni Bosco, ospedale simbolo della Sanità commissariata, la sede scelta dai sindacati della dirigenza medica per chiedere di restituire «dignità e sicurezza a quanti nella sanità ci lavorano». Stamattina i camici bianchi si sono ritrovati nell’aula della direzione sanitaria del presidio della Doganella per dar vita ad una manifestazione di protesta contro Governo e Regione indifferenti ai problemi sollevati dalle categorie in difesa della sanità pubblica e della dignità del loro lavoro», ha detto Vincenzo Bencivenga leader regionale dell’Anaao, il maggiore sindacato di categoria.

«Abbiamo scelto il San Giovanni Bosco – ha aggiunto Bruno Zuccarelli, vicesegretario nazionale dell’Anaao – perché in questo momento è il simbolo della Sanità che non siamo e non vogliamo, perché vogliamo che tutti i dirigenti che rappresentiamo e gli utenti possano avere ospedali sicuri». Il primo messaggio che si solleva con forza è racchiuso nell’hasthag: #DIGNITÀ, riferita alle condizioni di lavoro negli ospedali che peggiorano senza sosta. Una burocrazia asfissiante, turni massacranti, ogni anno almeno 15 milioni di ore di lavoro eccedenti il dovuto contrattuale, tutti i week end passati a coprire reperibilità e turni di guardia – sottolinea Bencivenga – con estenuanti trattative per conquistare le ferie a fronte dello stillicidio di aggressioni verbali e fisiche all’ordine del giorno negli ospedali di chi vede nel camice bianco il responsabile di tutti i disagi vissuti. Oltre alla solidarietà di facciata e a un attivismo burocratico inutile di iniziative concrete per l’attuazione dei piani per la sicurezza sul lavoro da parte delle Asl e mer rendere razionale l’offerta assistenziale, non se ne vedono».

La crescita esponenziale del rischio clinico e medico-legale, l’aumento della possibilità di errori in ragione di affollamenti e caos nei pronto soccorso con carichi di lavoro non più sostenibili sono – a detta dei camici bianchi – il barometro del disagio vissuto da medici e operatori sanitari negli ospedali della Campania. Tutto ciò – dicono le categorie – a fronte di retribuzioni inchiodate al 2010 e di progressioni di carriera rarefatte ed invase dalla politica che provocano un esodo di massa dalle prime linee degli ospedali verso settori più remunerativi della sanità pubblica e privata che consentono anche una migliore qualità della vita»

«Il collasso della dignità di una professione accompagna il collasso di un diritto costituzionale dei cittadini», aggiunge ancora Zuccarelli. Il secondo tema è quello delle assunzioni e riguarda soprattutto il livello di governo centrale: per far fronte alla carenza dei medici, ormai pesante realtà in molte Regioni del Paese, è necessario correggere la rotta della programmazione della formazione specialistica, aumentando il numero dei contratti di formazione per sopperire alla mancanza di 16.500 specialisti entro il 2025. E cancellare insopportabili vincoli di spesa per garantire almeno il turnover. Infine il contratto al palo da 10 anni: «Da dieci anni siamo senza contratto – tuona Antonio De Falco segretario regionale dell’Anaao. Siamo fermi al 2009 da leggi e finanziarie che negli anni ne hanno reiterato il blocco. E tutti i tentativi di definire al tavolo nazionale delle trattative, almeno i paletti normativi non economici, riguardo alle condizioni di lavoro, turni, organizzazione e standard, ci hanno visti boccati in uno stallo inaccettabile che oggi cozza sull’ultimo scoglio inserito nella legge di bilancio, il comma 687, che pesa sul rinnovo del triennio 2016-2018 allungando ulteriormente i tempi della sua chiusura nonostante la rassicurazioni del ministro».

Al Loreto Mare, al San Paolo, al Pellegrini e al San Giovanni Bosco, che compongono la rete dell’emergenza della Asl Napoli 1, degrado assistenziale e disagio lavorativo sono ormai da troppo tempo oltre il livello di guardia mentre l’ospedale del mare guarda alla zona est della Città e alla offerta assistenziale della Asl Napoli sud. »Al Loreto Mare – conclude Ermanno Scognamiglio segretario provinciale della Cimo – nell’estate del 2017 in occasione del decesso del povero Scafuro, la gogna mediatica contro i medici fu scatenata a testate e reti unificate, con l’azienda in prima linea a puntare sotto i riflettori e le telecamere l’indice accusatorio sui colleghi in servizio e sul direttore medico di presidio, che da appena poche settimane aveva accettato di farsi carico, in piena emergenza estiva e in aggiunta agli altri onerosi incarichi ricoperti, della direzione dell’ospedale. Gli ispettori ministeriali riscontrarono, invece, gravi carenze aziendali e regionali cui si cercò di porre frettolosamente e parzialmente rimedio. Sulla carta sono stati costituiti la rete Trauma ed i «Trauma Team», che alla prova dei fatti non sono ancora oggi a un anno e mezzo di distanza, in condizione di ben funzionare.

Scognamiglio continua: «La precarietà della catena di comando, evidenziata dagli ispettori e da noi costantemente denunciata, persiste tuttora e non solo al Loreto mare ma in tutti i presidi della all dotati di pronto soccorso. Il San Paolo è stato additato alla pubblica opinione, come inadempiente anche per la prevenzione della legionellosi, il direttore medico di presidio (uno dei tanti facenti funzione temporaneamente responsabile di struttura), salvo poi accorgersi che il capitolato di appalto della ditta non menzionava nemmeno questo tipo di azione preventiva. Dall’azienda nessuna parola sulla corsa per trovare misure tampone e sulla necessità di integrare la gara di appalto per i necessari interventi manutentivi. Così al San Giovanni Bosco l’emergenza formiche è stata scaricata inizialmente oltre che su tre infermieri, su uno stimato e valido medico, sottoposto ad una iniqua, frettolosa ed autolesionistica sospensione salvo poi revocare un provvedimento assurdo rendendosi conto che quel collega si prodigava tra due piani diversi e tre reparti (medicina, neurologia ed osservazione breve intensiva) che ospitano fino a 50 pazienti da assistere. Qualcuno, solo dopo, si ricorda che il servizio degli OSS è solo parzialmente e precariamente coperto al San Giovanni Bosco mentre la gara per le pulizie e sanificazione era in proroga da quindici anni e solo ora rinnovata impiegando più di un anno solo per bandire una nuova gara».

«La Asl persevera – conclude Scognamiglio – nel non ricoprire per pubblico concorso i tanti posti vacanti di direzione di unità operative in tutto il resto dell’azienda che non sia Ospedale del Mare, per il quale invece i concorsi li fa, e così risparmia impropriamente i loro stipendi, rende precaria tutta l’organizzazione e si appropria di spazi che offrono grande discrezionalità e scarsa trasparenza, sconfinando facilmente nel favoritismo, su dove, come e a chi assegnare incarichi in via provvisoria».

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