La prospettiva di un’ora in più di riposo si rivela un boomerang per le famiglie italiane con bambini piccoli. Portare indietro di un’ora le lancette dell’orologio – cosa che accadrà nella notte fra sabato e domenica, con il ritorno dell’ora solare – non è un cambiamento da poco, e promette di rovinare il sonno di circa 250 mila piccoli italiani. Ad assicurarlo è il pediatra Italo Farnetani, ordinario alla Libera Università Ludes di Malta, da anni convinto che “per diversi motivi, non solo legati alla salute, bisognerebbe mantenere l’ora legale tutto l’anno”.

Farnetani approva dunque “la proposta del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che va in questa direzione. Il mio auspicio è che questa sia l’ultima volta che torniamo all’ora solare, oltre che per i disturbi del sonno, anche per gli indubbi vantaggi sulla salute e in particolare sull’umore e la possibilità di fare attività fisica che un’ora al giorno di luce in più determinano sull’organismo”.

Una buona notizia per i genitori arriva dal calendario: il ponte di Ognissanti aiuterà i bimbi “ad adattarsi gradualmente alla novità e a recuperare prima”, assicura il pediatra. L’arma segreta dei genitori per aiutare i piccoli ad adattarsi “passa comunque per la tavola e il tempo trascorso all’aperto: a cena meglio scegliere per qualche giorno piatti digeribili e amati dai bimbi, per stimolare il loro appetito ‘addormentato’: pizza, ma anche polpette e patatine fritte”.

E’ utile anche aumentare l’attività fisica, per far arrivare i bambini davvero stanchi all’ora della nanna. In questa fase di adattamento, raccomanda il pediatra, è importante farli stare il più possibile all’aperto e farli arrivare con gli occhi che si chiudono al momento di andare a letto.

“L’ora di sonno in più, spesso salutata con gioia dagli adulti, si trasforma ogni anno in un’arma a doppio taglio per i bambini – continua l’esperto – che faticano ad addormentarsi, incappando in insonnia, irritabilità e notti agitate”. I bimbi piccoli sono molto abitudinari, specie con sonno e pasti. Il loro organismo, rispetto a quello di mamma e papà, ha minori capacità di adattamento. E oltretutto già di base un bimbo su tre soffre d’insonnia. “Se si sono abituati per sei mesi ad andare a dormire, ad esempio, alle 21.30 – riflette il pediatra – il loro ritmo sonno-veglia è ormai tarato sull’ora legale: improvvisamente domenica sera si ritroveranno a letto un’ora prima e si rigireranno fra le coperte ben svegli e arzilli. Stare a letto senza dormire è il primo passo verso l’insonnia”.

Cosa fare allora? L’approccio del pediatra è quello di far arrivare i bimbi stanchi alla sera, e ritardare di 10-15 minuti il momento di andare a letto, così progressivamente nell’arco di qualche giorno il piccolo si adatterà alla novità. E se la mattina il bimbo faticherà ad aprire gli occhi, per via della notte agitata, i giorni del ponte potranno aiutarlo a recuperare.

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