La possibilità che l’Unione Europea metta mano alla regola che prevede l’obbligo di cambiare l’orario due volte l’anno “non deve necessariamente spaventare. Restare costanti è vantaggioso per la salute“. E’ il pensiero del neurologo Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell’Irccs San Raffaele Turro di Milano, docente dell’università Vita-Salute e membro della World Sleep Society.

Lo specialista, interpellato dall’AdnKronos Salute sulla possibile rivoluzione in arrivo per le lancette degli orologi europei, sottolinea come gli esperti di diverse società scientifiche abbiano riflettuto sul tema, con i cronobiologi in cima alla lista. E il problema per i camici bianchi è proprio “legato al periodico cambio d’orario a cui siamo costretti e che sembra incidere a livello del ritmo circadiano come una sorta di mini jet-lag”, dice Ferini Strambi. La medicina dunque si potrebbe collocare nel partito di quelli a favore della proposta che pare in arrivo dalle istituzioni Ue.

La questione torna sotto i riflettori di frequente. Nel 2015 un gruppo di cronobiologi del Vecchio Continente l’aveva posta all’Europarlamento con un documento in cui evidenziava che “la pratica di far avanzare di un’ora gli ‘orologi sociali’ durante la primavera per poi riportarli indietro in autunno all’orario ‘normale’ ha effetti acuti evidenti nei giorni immediatamente successivi allo spostamento delle lancette”.

A risentirne potrebbe essere per esempio il cuore. “Alcuni anni fa erano venute fuori indicazioni in questo senso da lavori condotti su piccoli numeri – ricorda Ferini Strambi – Si segnalava un aumento delle patologie cardiocircolatorie verosimilmente correlato alla privazione di sonno, perché dormendo di meno aumentano i livelli di cortisolo”, l’ormone dello stress.

“Uno studio condotto in Colorado (Usa) dall’università di Denver va in questa direzione – evidenzia lo specialista – Gli autori hanno preso in considerazione in maniera controllata i pazienti che arrivavano in ospedale per essere sottoposti ad angioplastica coronarica per un problema di infarto acuto. E hanno osservato che c’era un picco proprio il lunedì successivo al cambio dell’ora legale. Lo studio si è basato su dati dal 2010 al 2013 e in tutti gli anni l’impennata riguardava solo il lunedì, segno forse del fatto che, se degli effetti ci sono, non si protraggono per più giorni”.

I cronobiologi europei nel loro documento si concentravano in particolare proprio sull’ora legale e facevano notare che “aumenta cronicamente” il cosiddetto ‘jet-lag sociale’, cioè “la differenza temporale tra quando il tuo orologio biologico ti sveglierebbe naturalmente e quando invece la sveglia ti butta fuori dal letto al mattino. Se si soffre di jet-lag solo occasionalmente, per esempio per via di un viaggio intercontinentale e del conseguente cambiamento di fuso orario, i rischi sono trascurabili – proseguivano – Tuttavia, evidenze scientifiche mostrano associazioni tra jet-lag sociale e condizioni epidemiche nella società occidentale. L’esposizione cronica a un aumento di questo jet-lag può quindi portare a deficit di salute e prestazioni” che potrebbero avere un costo (diretto e indiretto) pari “all’1% del Pil”, secondo le stime riportate dagli esperti che allora parlavano di una cifra pari a “131 miliardi di euro in tutta l’Ue”. 

In conclusione, a detta degli specialisti, essendo “i nostri orologi interni sincronizzati usando il tempo e la quantità di luce e oscurità, la nostra biologia non è rispondente alle modifiche dell’ora legale. Per 7 mesi, stiamo aggiungendo un’ora extra di jet-lag sociale alla popolazione europea”.

Per Ferini Strambi l’importante è che “si evitino modificazioni periodiche. Col mantenimento dell’ora legale – ragiona – c’è il vantaggio di un’ora di sole in più costantemente. Avere più luce si lega a un aumento della serotonina che è l’ormone del buonumore e ha l’importante funzione di regolare il sonno. Un altro aspetto importante è che indirettamente l’aumentare del tempo di luce disponibile incrementa potenzialmente anche il tempo che si può passare fuori. Questo vuol dire che si hanno maggiori possibilità di fare movimento e anche in questo caso a beneficiarne è la serotonina che aumenta. Lo stesso effetto si avrebbe sulla vitamina D, l’ormone del sole, importante – come sappiamo oggi – per la prevenzione di diverse malattie. L’ora legale sembra una scelta che metterebbe d’accordo tutti, sia i ‘nordici’ che hanno problemi grossi legati alla latitudine, che i ‘sudisti'”.

“Al di là delle considerazioni economiche sui vantaggi dell’ora legale in termini di risparmio energetico, legati alla possibilità di sfruttare la luce naturale – conclude Ferini Strambi – eliminando il cambio d’orario obbligato la salute potrebbe guadagnarci. Se ci pensiamo bene, il fatto di regolare il nostro ritmo sonno-veglia è importante”. A lancette ‘costanti’, “ci sarebbe una stabilizzazione che è poi quello che dobbiamo cercare di ottenere, come regola, durante tutto l’anno”.

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