Un' ambulanza all'interno del Policlinico Umberto I° a Roma, dove i carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni di Roma hanno effettuato perquisizioni, controlli e verifiche dopo la situazione di degrado denunciata dal settimanale l'Espresso. CLAUDIO PERI /ANSA /JI

Le continue aggressioni agli operatori 118 pongono l’attenzione sul problema sicurezza nell’ambito della sanità campana. Il direttore generale dell’Asi Napoli 1, dopo l’ultima aggressione, ha dato delle rassicurazioni. Ma non bastano. “Ne prendiamo atto ma non possiamo esimerci dal tornare a denunciare ancora una volta le gravissime carenze strutturali e organizzative del 118 che da servizio di emergenza territoriale si è trasformato nel tempo in un servizio di assistenza medico-infermieristica a domicilio del paziente h24, una sorta di guardia medica con la sirena costretta a supplire ai compiti di altri servizi del sistema sanitario regionale con grave pregiudizio per le emergenze di strada”, ha detto Gianpiero Fusco Presidente Aziendale Saues dell’Asl Napoli 1 Centro. “Per questo, oggi, – rende noto Fusco abbiamo scritto ai vertici aziendali, ma anche al Questore ed al Prefetto perché intervengano con adeguate disposizioni a tutela della nostra incolumità. Non è possibile che la Campania sia l’unica regione d’Italia, insieme con la Calabria, nella quale sia consentito inviare un ‘ambulanza anche per i codici verdi. Chiediamo dunque la massima attenzione di tutte le istituzioni perché, come abbiamo ribadito anche oggi al Questore e al Prefetto, gli operatori campani del 118 sono drammaticamente soli: nell’ambulanza, nei P saut, a casa del paziente, sulle strade e persino nelle aule giudiziarie quando devono difendersi. E la cosa più grave è che sono “soli”, anche quando strappano una vita alla morte”, ha concluso.

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