Sono una violazione dei diritti delle donne inaccettabile, addirittura ‘ripugnante’ come l’ha definita il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres, ma nonostante gli sforzi internazionali le mutilazioni genitali femminili rimangono diffuse nel mondo. Sono 40 i paesi dove ancora sono praticate, con 200 milioni di donne che vivono con il corpo segnato e 3 milioni di bambine e adolescenti che rischiano ogni anno. Le mutilazioni, sottolinea l’Oms, avvengono in prevalenza sotto i 15 anni, e sono concentrate in 30 paesi di Africa, Medio Oriente e Asia. La prevalenza e’ in calo, e mentre nel 1985 si stimava che il 51% delle ragazze subiva la pratica nei paesi dove e’ effettuata, nel 2016 la percentuale e’ scesa al 37%. Secondo i dati disponibili sono Somalia e Guinea i paesi dove viene piu’ praticata, mentre negli ultimi anni si sono avuti esempi virtuosi come quello della Liberia, dove la percentuale e’ passata dal 72% degli anni ’80 al 31% del 2013. La pratica e’ pero’ un problema di tutto il mondo, sottolinea l’Oms, perche’ anche le bimbe figlie di migranti spesso vi sono sottoposte nei paesi di arrivo. “Le mutilazioni sono una violazione dei diritti delle donne – scrive l’Organizzazione mondiale della sanita’ -. La procedura puo’ causare emorragie e incontinenza, e a lungo termine cisti, infezioni e complicazioni della gravidanza. A questo si aggiungono problemi psicologici come ansia, depressione, bassa autostima e disturbo da stress post traumatico”. In molte comunita’, sottolinea l’Organizzazione, la pratica e’ ancora legata ad un concetto di femminilita’ che include la nozione che le donne sono ‘pulite e belle’ dopo la rimozione di una parte considerata impura. Ridurre la libido femminile e’ inoltre visto come un modo per aumentare la fedelta’ coniugale scoraggiando i rapporti con altri uomini. Fra i motivi per cui e’ ancora difficile debellare il fenomeno, sottolinea l’organizzazione in una serie di infografiche realizzate in occasione dell”International Day of Zero Tolerance for female genital mutilation’ che si celebra oggi, ci sono una serie di falsi miti che spesso vengono citati anche in occidente. Non e’ vero ad esempio che le mutilazioni siano un obbligo religioso, visto che non sono indicate in alcuno dei testi sacri dei culti principali, non e’ vero che la pratica aumenta la fertilita’, anzi la mette a rischio, e anche la ‘medicalizzazione’ delle mutilazioni, per cui sempre piu’ spesso vengono effettuate da medici o infermieri, non riduce i pericoli per la salute. “Altri 68 milioni di ragazze rischiano di subire la stessa rivoltante pratica entro il 2030 – ricorda in un messaggio Antonio Guterres -. Lo sviluppo sostenibile non puo’ prescindere dal pieno rispetto dei diritti umani di donne e ragazze. L’Obiettivo di sviluppo sostenibile numero 5, che si concentra sulla parita’ di genere, rivendica l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili entro il 2030”.

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