”Ci troviamo ogni anno ad affrontare l’azione di ristoro del danno da infezione nosocomiale: per noi si tratta di un caso su quattro. Purtroppo, mai come in questo caso, si tratta di eventi palesemente evitabili; ma la diffusione di una ‘good practice’ deve partire a monte e molto spesso si tratta di una lacuna culturale. Negli ospedali si investe spendendo molto in tecnologie, ma poi quello che è il cosiddetto ‘collaterale infettivo/batterico’ finisce col provocare costi altissimi per rimediare ai molti danni alla salute dei pazienti che, come abbiamo visto in questi giorni, può arrivare purtroppo al decesso”. Lo sottolinea Roberto Simioni Presidente di Obiettivo Risarcimento, leader in Italia nel tutoring (assistenza) a pazienti vittime di casi di malasanita’ evidenziando come più del 25% dei casi affrontati ogni anno dall’azienda sono causati da batteri.

”La domanda da porsi – sottolinea Simioni – è quanto si spende realmente per la prevenzione perché spesso i batteri cosiddetti killer potrebbero venir ridotti o del tutto eliminati adottando i giusti presidi igienico-sanitari”.

”Nel caso del mycobatterio – continua Simioni – per quanto raro si ritiene che vi sia una sottostima dei casi effettivamente contagiati per un difetto diagnostico che riduce la statistica. Si dovrebbe indagare con appositi questionari rivolti ai quanti si sono sottoposti ad interventi in via principale cardiochirurgici o a livello polmonare. Va sottolineato inoltre che il risarcimento rimane un sacrosanto diritto per il paziente colpito dal problema e l’ente sanitario da questo punto di vista è coinvolto direttamente e contrattualmente: quest’ultimo potrà rivalersi nei confronti delle società produttrici qualora si riuscisse a dimostrare che la contaminazione abbia origine dalla fase produttiva”.

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