Continua la ‘fuga’ di Big Pharma dal business antibiotici, terreno impervio per la crescente emergenza globale dei superbatteri resistenti ai farmaci. L’ultimo a dire addio al settore è il colosso svizzero Novartis, dopo che sui media si sono rincorse notizie relative alla chiusura di un centro di San Francisco, negli Usa, che impiega 140 dipendenti attivi nella Ricerca e Sviluppo di nuovi antibatterici e antivirali.

“Abbiamo annunciato ai nostri associati la decisione di uscire dalla ricerca” su questi medicinali, ha confermato il gruppo basilese in una nota riportata da ‘The Pharma Letter’. La decisione nasce dall’intenzione di “dare priorità alle nostre ricerche in altre aree, nelle quali crediamo di essere meglio posizionati per sviluppare farmaci innovativi che possano produrre un impatto positivo sui pazienti”. Il gigante renano riconosce che, con il dilagare dei superbug invulnerabili agli antibiotici, “la necessità di questo tipo di farmaci è chiara”. Pertanto, “per massimizzare le chance che i programmi” di ricerca su tale fronte “riescano un giorno ad aiutare i pazienti, siamo impegnati in discussioni per la concessione di licenze a compagnie specializzate in questo campo”.

In California, precisa Novartis, “l’area di San Francisco Bay continuerà a ospitare il Novartis Institute for Tropical Diseases” impegnato sulle malattie tropicali, nonché “team globali di drug discovery focalizzati su target ‘difficili’ in collaborazione con il Novartis-Berkeley Center for Proteomics and Chemistry Technologies”.

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