Max ha 11 anni. E’ distratto, iperattivo e impulsivo. Max e’ affetto da ADHD, il disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente. Il libro “Non ci sto piu’ dentro” (edizioni Erickson) e’ la sua storia e a raccontarla e’ proprio lui, attraverso le pagine del suo diario. Si stima che nel mondo l’incidenza dell’ADHD sia pari al 5,3% della popolazione, mentre in Italia la prevalenza e’ intorno al 3-4%. Ma non si tratta di un disturbo solamente pediatrico: da esso non si guarisce totalmente; chi ne e’ affetto da bambino continuera’ infatti a soffrirne anche in eta’ adulta. Il “Diario di un bambino con ADHD e dei suoi stremati compagni di viaggio”, scritto da Anna Maria Sanders, e’ un viaggio nella vita di tutti i giorni del suo piccolo protagonista che, in prima persona, descrive gli episodi piu’ veri e divertenti, ma allo stesso tempo profondi, della sua quotidianita’. Max si racconta attraverso gli occhi dei suoi genitori, dei sui insegnanti, dei suoi amici, che tutti assieme sono i suoi compagni di un viaggio identico a quello di tanti coetanei e a quello di tutte le persone che li accompagnano. Il libro in uscita il prossimo 30 gennaio e’ una “guida” utile a fare ulteriore luce su questo disturbo, la cui entita’, cura e diagnosi sono spesso fonte di dati contrastanti. Nonostante i numeri che attribuiscono all’Italia tra i 270.000 e i 360.000 bambini affetti dal disturbo di disattenzione (fonte Osservatorio nazionale sulla salute della donna), nel 2016 risultavano iscritti al Registro Nazionale ADHD istituito dall’Istituto Nazionale Superiore della Sanita’ appena 3.696 pazienti (3.271 maschi pari all’88,5% e 425 femmine pari al 11,5%) con un’eta’ media di 10,7 anni. Il Veneto la regione con piu’ pazienti (673) seguita da Toscana (381) e Lombardia (374); nelle ultime tre posizioni Valle d’Aosta (8), Molise (6) e Basilicata (5). Dov’erano una volta tutti questi bambini iperattivi? La risposta e’ semplice: erano esattamente dove sono ora, cioe’ sotto i nostri occhi, solo che anni fa la famiglia, la scuola e, piu’ in generale, la societa’, soffrivano di un deficit di attenzione ben piu’ grave di quello manifestato dai loro figli, un deficit che rendeva gli adulti incapaci di distinguere tra un ragazzo portatore di una difficolta’ (quella legata al controllo delle reazioni impulsive) e un ragazzo intenzionalmente “monello”. Leggere la storia di Max puo’ essere d’aiuto ad aprire gli occhi, a capire i sintomi dell’ADHD e soprattutto ad imparare a convivere e a controllare questa malattia che nel 75% dei casi risulta ereditaria. Per Max, oltre alle cure, e’ stato molto utile “un diario di merda” ricevuto in regalo a Natale dalla madre con tanto di biglietto che recitava: “Cosi’ puoi scrivere quello che ti tocca dentro”. E Max, stupendo se stesso, lo ha fatto. Riempiendo le pagine bianche con la vita di un bambino di 11 anni che “non ci sta piu’ dentro”.

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