Nelle pillole ‘da sballo’ una speranza contro i sintomi del disordine da stress post-traumatico (Ptsd). La Mdma, principale ingrediente dell’ecstasy, potrebbe aiutare a ridurre i sintomi nelle persone colpite da questo disordine. Un team di ricercatori Usa ha diffuso su ‘Lancet Psychiatry’ un piccolo studio in cui si mostra che la Mdma, insieme a terapie della parola, può rivelarsi efficace nel ridurre i sintomi dello stress post-traumatico. “Si ritiene che la Mdma sia una terapia catalizzatrice”, spiega Allison Feduccia, coautrice della ricerca della Maps Public Benefit Corporation, charity con base negli States che si occupa di ricerca su Mdma e psicoterapia e ha finanziato gli studi.

Il lavoro è uno dei sei che hanno portato la Fda (Food and Drug Administration) ad approvare trial clinici di fase III sulla sostanza. “Stiamo iniziando il primo studio di fase III” questo mese, aggiunge Feduccia a ‘The Guardian’. Il lavoro appena pubblicato ha coinvolto 19 uomini e sette donne con disordine da stress post-traumatico, fra cui veterani dell’esercito, pompieri e poliziotti. Il gruppo è stato randomizzato e i soggetti sono stati trattati con 125, 75 o 30 mg di Mdma al mese. Il tutto senza che partecipanti e terapeuti conoscessero l’ammontare della dose. Tutti venivano sottoposti a psicoterapia prima che la sostanza fosse somministrata, 8 ore dopo e nelle settimane successive. 

 I risultati hanno mostrato che un mese dopo il secondo trattamento combinato, i soggetti che avevano assunto le dosi maggiori hanno mostrato il maggior miglioramento (in particolare in aree come qualità del sonno, abilità nella vita di tutti i giorni e alcuni tratti della personalità) rispetto a quelli che avevano ricevuto il quantitativo minore di sostanza. Inoltre sei dei sette soggetti che avevano preso 75 mg di Mdma e sette dei 12 sotto 125 mg non presentavano più i criteri per il Ptsd, rispetto a 2 su 7 nel gruppo sotto 30 mg. Insomma, l’entità della dose si è rivelata importante.

Inoltre i benefici si sono conservati per 12 mesi dopo l’inizio dello studio, e i criteri per il Ptsd non erano più presenti in 16 dei 24 soggetti che l’hanno completato. Si tratta di un lavoro dalle dimensioni ridotte, e senza il confronto con un placebo, avvertono gli stessi ricercatori. Inoltre, benché gli stessi pazienti abbiano riferito come effetti collaterali ansia, mal di testa e aumento di pensieri suicidari a breve termine, gli esperti sostengono che il trattamento appare sicuro.