Grazie a una nuova tecnica di ringiovanimento ovarico, che avviene attraverso il trapianto di cellule staminali del midollo osseo nell’arteria ovarica, sono nati gia’ tre bambini in donne con difficolta’ a concepire per problemi alle ovaie. I progressi della tecnica, sviluppata da una collaborazione tra IVI e l’Ospedale La Fe di Valencia, e’ stata descritta al 34esimo Congresso della Societa’ Europea di Riproduzione Umana e di Embriologia (ESHRE). Dopo la prima fase nel modello animale, attraverso la quale e’ stato impiantato tessuto umano nei topi per verificare l’efficacia del trattamento con cellule staminali, lo studio e’ giunto ad una seconda fase con 20 pazienti con bassa risposta ovarica. In quelle in cui i ricercatori hanno attivato le cellule staminali, sono state estratte nel sangue periferico e reintrodotte nell’ovaia per invertire il processo di invecchiamento e attivare, cosi’, i follicoli dormienti. “Nella seconda fase – spiega il copresidente di IVI, Antonio Pellicer – abbiamo visto che la tecnica aiutava a migliorare la risposta ovarica e aumentava la produzione di ovociti, ma essendo le pazienti con bassa risposta ovarica di eta’ materna avanzata, una percentuale elevata degli embrioni era aneuploide, ossia, soffriva di alterazioni cromosomiche. Inoltre, nelle pazienti con bassa risposta abbiamo riscontrato molta variabilita’ e, a volte, la variabilita’ poteva mascherare i risultati. In seguito abbiamo scoperto che le pazienti in menopausa o in pre-menopausa, ossia, con insufficienza ovarica precoce, potevano rispondere meglio al trattamento e abbiamo deciso di progettare una nuova fase dello studio”. La seconda fase dello studio, grazie alla quale sono nati tre bambini, e’ gia’ stata accettata dalla rivista “Fertility & Sterility”, e sara’ pubblicata prossimamente. Per la terza fase attualmente si stanno reclutando donne di eta’ inferiore ai 38 anni esclusivamente con insufficienza ovarica precoce. Quest’ultima fase prevede due stadi. Da una parte, le cellule staminali saranno attivate, verranno estratte e saranno nuovamente introdotte nell’ovaia. D’altro canto si percorrera’ una strada meno invasiva, attivando ugualmente le cellule per poi farle circolare intorno all’area interessata con l’obiettivo di invertire il processo di invecchiamento e favorire l’attivazione dei follicoli dormienti. “Con questo ultimo approccio – sottolinea Pellicer – speriamo di verificare se, per il solo fatto di aumentare il numero di cellule staminali e farle circolare nel sistema sanguigno, queste sono in grado di raggiungere l’ovaio e di agire su di esso. La nostra idea, quando avremo una risposta chiara delle cellule, e’ di sviluppare una tecnica il meno invasiva possibile e standardizzarla, per poterla applicare in qualsiasi clinica”. 
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