In Campania sono circa 47.000 le coppie con problemi di fertilità che, dal 2010 al 2016, si sono rivolte agli oltre 40 Centri di procreazione medicalmente assistita (PMA) della regione per realizzare il desiderio di avere un figlio. Nello stesso periodo, i bambini nati vivi grazie alle diverse tecniche di fecondazione assistita sono stati oltre 9.000. Secondo i dati dell’ultimo Rapporto, i nati nel 2016 – in aumento rispetto all’anno precedente – sono stati 1.331, poco meno del 3% del totale delle nascite. Una crescita dettata da un aumento dell’infertilità in una popolazione che decide di fare figli sempre piu’ tardi.

Questi sono alcuni dei dati emersi dall’incontro “Madri oltre: il desiderio del materno e l’esaurimento ovarico”, che si è svolto oggi presso il Centro di Infertilità dell’Università della Campania “Lugi Vanvitelli”, uno dei centri pubblici d’eccellenza della regione, presso il quale è attivo anche un servizio di preservazione della fertilità per i pazienti oncologici, realizzato mediante crioconservazione e bancaggio di liquido seminale e ovociti, e prelievo e crioconservazione di tessuto ovarico.

“Le coppie che si rivolgono al nostro Centro vengono accolte da una équipe multidisciplinare(composta da ginecologi, ostetriche, urologi, andrologi, psicologi, biologi ed embriologi), che le accompagna scrupolosamente attraverso un iter diagnostico-terapeutico per il raggiungimento della gravidanza”,  afferma il prof. Nicola Colacurci, Direttore del Centro di Infertilità dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, e Presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI). Nel biennio 2017-2018 – continua – su 1.727 coppie visitate, circa il 20% ha avuto un’indicazione alla PMA di I livello (Inseminazione Intrauterina), II livello (FIVET- ICSI) o TESE (Prelievo chirurgico di spermatozoi), con la possibilità di effettuare le procedure sia a fresco, sia attraverso crioconservazione di spermatozoi, ovociti e/o embrioni. Presso il Centro, sono stati effettuati 350 cicli di PMA di II livello, con una percentuale di successo per transfer, ovvero di gravidanze ottenute, in media del 31%”.

Nel campo della PMA, negli ultimi anni la medicina ha fatto grandi passi in avanti, con un incremento significativo dei tassi di gravidanza ottenuti, nonostante il progressivo aumento dell’età media delle donne che vi fanno ricorso, che, in Campania, è di 36,3 anni^[2]. La percentuale di donne over-40  che accede alla PMA è pari al 31%, in linea con lo scenario nazionale, che vede il7,3% delle donne partorire dopo i 40 anni.

“Posticipare l’età in cui si sceglie di diventare genitori – commenta il prof. Colacurci – sta diventando sempre piu’ frequente, per scelta personale, ma anche per la difficoltà a realizzare una vita di coppia stabile e avere un lavoro sicuro. La scienza permette oggi di superare molti ostacoli, ma non dobbiamo dimenticare che la gravidanza in età avanzata è piu’ complessa, sia dal punto di vista fisico, sia per gli aspetti psicologici correlati”,.

Sono inoltre sempre piu’ numerose le coppie che decidono di ricorrere alla  fecondazione eterologa mediante ovodonazione, tecnica inserita all’interno delle nuove Linee Guida in materia di PMA aggiornate nel 2015. Tuttavia, la domanda di fecondazione eterologa non trova una risposta adeguata nel nostro Paese, a causa del ridotto numero delle donazioni, in parte imputabile a una scarsa informazione su questa opportunità procreativa: nel 2016, infatti, la percentuale di ovociti importati dall’estero è stata del 69,3% sul totale di quelli utilizzati^[1]. In Campania, il recente decreto commissariale sulla fecondazione assistita – Decreto n.21 del 4 febbraio 2019 – , ha recepito i criteri di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita omologa ed eterologa e le condizioni di erogabilità previste dai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), stabilendo l’accesso alla PMA per le donne fino al 46° anno di età e per un massimo di 6 cicli di trattamento.

“Le coppie con problemi di fertilità che vogliono realizzare il desiderio di avere un figlio – conclude il prof. Colacurci – possono rivolgersi al Servizio pubblico per l’accesso alla procreazione assistita, ottenendo un servizio efficace, efficiente e con un alto livello di competenze.

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