“Oltre 600 persone, tra cui neonati e bambini, sono annegate o risultano disperse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale nelle ultime 4 settimane soltanto. Queste tragedie, che rappresentano la metà delle morti in mare nel 2018, sono avvenute mentre non c`erano più navi di soccorso delle organizzazioni non governative (Ong) attive nel Mediterraneo”. E’ quanto sostiene Medici senza frontiere che ricorda i casi della nave Aquarius, e delel altre navi umanitarie che “hanno subito blocchi e ostacoli da parte degli Stati europei”.

“Le decisioni politiche dell`Europa nelle ultime settimane hanno avuto conseguenze letali. È stata presa la decisione a sangue freddo di lasciare annegare uomini, donne e bambini nel Mediterraneo. È vergognoso e inaccettabile” ha dichiarato Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per Msf. “Invece di ostacolare deliberatamente un`assistenza medica e umanitaria salvavita a persone in pericolo, i Governi europei devono attivare un sistema dedicato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale”, ha quindi aggiunto.

“Le navi umanitarie impegnate in acque internazionali tra Malta, Italia e Libia sono state accusate dai politici europei di essere un fattore di attrazione, ma i recenti eventi in mare dimostrano – aggiunge la Ong – che le persone disperate continuano a fuggire dalla Libia indipendentemente dalla presenza di navi di soccorso. Violenza, povertà e conflitti continuano a spingere le persone a rischiare la propria vita e quella dei propri bambini”.

Solo quest`anno la Guardia Costiera libica, supportata dall`Unione Europea, sostiene sempre Msf, ha intercettato circa 10.000 persone, portandole in centri di detenzione in Libia “senza considerare le conseguenze per la vita e la salute di quelle persone. Delegare alla Guardia Costiera libica tutta la responsabilità della ricerca e soccorso nel Mediterraneo porterà – si conclude – soltanto nuove morti”.

“La decisione politica di chiudere i porti allo sbarco delle persone soccorse in mare, e la totale confusione creata nel Mediterraneo centrale, ha aumentato la mortalità sulla rotta migratoria più letale al mondo” ha detto Sophie Beau, vice presidente di SOS Mediterranee.

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