Può un necrologio essere un inno alla vita? Quello comparso sulla Nuova Sardegna di ieri sembra proprio esserlo.

«Sono morto. Peccato, perché è bella la vita!». L’annuncio funebre è apparso insolito ai lettori, in quanto è il defunto a dare, in prima persona, la notizia della propria dipartita. Sulle prime si è pensato a un errore, e invece era la precisa volontà di Giovanni Setti, 71 anni,  sconfitto nel corpo dalla lunga malattia, ma con uno spirito e una leggerezza che gli sopravvivono. Una grande solarità, pur svolgendo un lavoro a contatto continuo con il dolore, e un incredibile senso pratico lo hanno portato, un giorno di sette anni fa, già malato, a disporre le condizioni della sua dipartita: nessun accanimento terapeutico, perché voleva morire secondo il corso naturale. E poi quella frase da scrivere nel suo necrologio, quando sarebbe arrivato il momento, che i familiari hanno provveduto a far pubblicare, come un breve testamento di positività da condividere con il mondo.

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