Il processo per la morte di Marco Vannini è vicino ad una svolta importante.

Il pm di Civitavecchia Alessandra D’Amore, nel processo che si celebra davanti alla prima corte d’assise di Roma a carico della famiglia Ciontoli, ha chiesto la condanna per tutti e cinque gl imputati.

La pena piu’ alta, 21 anni di reclusione, e’ stata sollecitata nei confronti di colui che impugnava l’arma, e cioe’ il sottufficiale della Marina Militare Antonio Ciontoli (il papa’ di Martina, fidanzata della vittima). Quattordici anni sono stati chiesti per la moglie Maria Pezzillo e i due figli, la stessa Martina e Federico. Per tutti e quattro, rimasti sempre a piede libero, il reato contestato e’ quello di concorso in omicidio volontario, sorretto dal dolo eventuale, per aver volutamente ritardato i soccorsi al giovane nel tentativo di coprire quanto accaduto per timore di ogni conseguenza. Due anni di reclusione (e sospensione della pena) sono stati chiesti dal pm per la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, che risponde soltanto di omissione di soccorso.

Stando a quanto accertato dalla Procura, tutti gli imputati erano in casa quando Marco Vannini venne raggiunto da un proiettile che lo centro’ alla spalle destra, attraverso’ il polmone e colpi’ il suo cuore. Per gli inquirenti, il ragazzo poteva essere salvato se i soccorsi fossero stati chiamati in tempo. E invece, da quella villetta sarebbero partite due telefonate al 118 confuse e tardive in cui nessuno disse ai sanitari che il ragazzo, accasciato in una vasca da bagno, stava morendo. Tra un’omissione e una bugia di tutti gli indagati che volevano coprirsi a vicenda, sara’ Antonio Ciontoli alla fine ad ammettere lo sparo, avvenuto a suo dire solo per sbaglio.

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