La morte improvvisa giovanile colpisce spesso sportivi in erba, magari avviati a una carriera promettente. Una delle cause più frequenti è la cardiomiopatia aritmogena, una malattia ereditaria che interessa una persona ogni 5 mila e provoca 2 morti all’anno ogni 100 mila persone sotto i 35 anni di età. Per questa malattia, che ha colpito atleti e calciatori famosi, non esiste a tutt’oggi una cura. Lo ricorda l’Università di Padova, annunciando che un gruppo di ricercatori coordinato da Alessandra Rampazzo del Dipartimento di Biologia è riuscito a scoprire un nuovo gene coinvolto nella cardiomiopatia aritmogena.

Ma come si manifesta la malattia? Nei portatori di specifici difetti genetici le cellule del miocardio, prevalentemente del ventricolo destro, muoiono progressivamente e vengono gradualmente sostituite da tessuto fibroso e adiposo; questo processo favorisce lo sviluppo di aritmie cardiache, quali tachicardia e fibrillazione ventricolare, che provocano arresto cardiaco. Nel caso di fibrillazione ventricolare, senza una pronta defibrillazione elettrica si ha morte improvvisa in pochissimi minuti. Purtroppo, attualmente solo nel 60% dei pazienti viene identificata la causa genetica, in quanto non sono stati identificati tutti i geni coinvolti. Ebbene, il team ha identificato un nuovo colpevole: il gene che produce la proteina ‘zonula occludens-1’. Studi precedenti condotti dal medesimo team avevano già portato all’identificazione di 6 geni associati alla morte improvvisa giovanile.

“Questa scoperta è stata fatta partendo da una famiglia affetta da cardiomiopatia aritmogena – spiega Rampazzo – in cui si era manifestato un caso di morte improvvisa giovanile. Escluse tutte le cause genetiche fino ad ora note, nel nostro laboratorio Marzia De Bortoli e le colleghe Giulia Poloni e Martina Calore hanno sequenziato tutte le parti del Dna che portano l’informazione genetica in un soggetto malato della famiglia e, partendo da oltre 10 mila varianti genetiche rare, sono arrivate a identificare il gene responsabile della malattia in questa famiglia”.

La conferma del risultato “è arrivata con il riscontro di una seconda mutazione trovata in un individuo appartenente a un’altra famiglia, ma affetto dalla stessa patologia – prosegue Rampazzo – e di altre 2 mutazioni in due soggetti olandesi, diagnosticati e studiati nell’Academic Medical Center di Amsterdam”. Questo gene produce la proteina zonula occludens-1, che ha un ruolo molto importante per la formazione di giunzioni comunicanti, giunzioni che permettono il passaggio di piccoli ioni tra cellule cardiache vicine e quindi l’accoppiamento elettrico.

L’importanza della scoperta è duplice, in quanto ha un impatto sia scientifico che clinico. Da un lato apre la strada all’individuazione di nuovi geni e alla comprensione dei meccanismi con cui si instaura e si sviluppa la malattia, dall’altro rappresenta un importante passo avanti nella prevenzione della morte improvvisa giovanile grazie all’individuazione dei soggetti a rischio, che vengono sottoposti a controlli cardiologici accurati e a terapie farmacologiche preventive.

Il lavoro è stato pubblicato in questi giorni da ‘Circulation: Genomic and Precision Medicine’, e vede la collaborazione di ricercatori di studiosi dell’Academic Medical Center di Amsterdam coordinati da Peter van Tintelen. Le ricerche sono state possibili grazie ai finanziamenti dell’Università di Padova nell’ambito del progetto strategico ‘Translation in Arrhythmogenic Cardiomyopathy: from Pathobiology to Molecular medicine and Prevention’ e al progetto di ricerca sanitaria finalizzata della Regione Veneto.

 

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