Negli ultimi 35 anni il numero dei morti per ictus non ha smesso di diminuire in Europa. Ma questa buona notizia deve fare i conti con un dato negativo: il persistente divario fra i diversi paesi, perché in alcuni la riduzione dei decessi tende ad essere meno marcata. E’ quanto emerge da uno studio, pubblicato sull’ ‘European Heart Journal’, e coordinato da Nick Townsend, docente di epidemiologia all’Università di Bath, nel Regno Unito, che ha indagato l’evoluzione della mortalità per tre tipi di malattie cerebrovascolari in 50 paesi del Vecchio Continente tra il 1980 e il 2016.

I ricercatori hanno registrato una tendenziale riduzione del numero di morti in 34 paesi, in particolare dell’Europa occidentale. In tre decenni la mortalità per queste tre malattie è calata del 2,7%. In Francia, dove la mortalità è diminuita di 4,3 punti in 36 anni, anche se questa tendenza sta un pò rallentando. Analoga situazione in Austria, Danimarca, Germania, Grecia, Repubblica Ceca e Ungheria. Parallelamente, quattro paesi hanno registrato addirittura un aumento del tasso di mortalità: Azerbaigian, Georgia, Tagikistan e Uzbekistan. Un fenomeno spiegato dagli esperti con l’aumento di alcuni fattori di rischio. “In particolare il considerevole aumento di sovrappeso, obesità e diabete negli ultimi 30 anni in Europa, oltre alla stabilizzazione della prevalenza di fumo e livelli di colesterolo in molti paesi dopo un precedente forte calo”, spiegano.

I tassi di mortalità per ictus, in proporzione alla popolazione e alla sua ripartizione per età, si sono rivelati molto più bassi nell’Europa occidentale rispetto al resto del Continente. Negli uomini, questi ultimi vanno dai 49 su 100.000 abitanti in Francia ai 131 su 100.000 di San Marino. Nell’Europa centrale invece si registra una mortalità maschile che va dai 110 su 100.000 abitanti nella Repubblica Ceca ai 391 su 100.000 in Bulgaria. Infine, nell’Europa Orientale, variano da 82 dell’Estonia ai 331 della Russia. Infine, in Azerbaigian si toccano i 345 morti ogni 100.000 abitanti.

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