Mario Caiazzo

Emilia Balido è morta all’età di 31 anni, abitava a Portici e aveva messo al mondo una bambina. Le complicazioni dovute a una emorragia post partum, le hanno fatto chiudere gli occhi per sempre. E’ spirata tre giorni dopo il trasferimento al Loreto Mare di Napoli, avvenuto da una clinica del Vesuviano in cui aveva dato alla luce sua figlia. Secondo il marito della giovane donna, Ciro Ruggiero, al nosocomio di Via Amerigo Vespucci, Emilia arrivò in condizioni disperate e nonostante gli estremi tentatitivi fatti per salvarla e il suo ricovero nel reparto di Terapia intensiva, alla fine non ce la fece. Erano i primi di settembre del 2014. Per quella vicenda fu aperta anche un’inchiesta nei confronti dei medici della struttura privata dove la 31enne aveva dato alla luce la piccola Emilia (si chiama come la madre).

La Procura di Napoli

Tutto però fu archiviato poco dopo, poiché non emersero responsabilità penali da parte dei camici bianchi della clinica. A distanza di quasi quattro anni, l’avvocatessa Balsamo, che assiste i familiari di Balido, è pronta a intentare causa civile nei confronti della struttura del Vesuviano. «E’ stato accertato – afferma Balsamo – che la clinica non era assicurata e quindi andremo avanti con una causa civile». L’iscrizione a ruolo dovrebbe avvenire entro un breve periodo.

Una sala operatoria

La storia della giovane madre morta a pochi giorni dal parto, catalizzò l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media locali. Ci si chiese se un trasferimento più rapido presso il Loreto Mare avrebbe potuto salvarla. Ma come accertato dalla magistratura, non emersero responsabilità penali da parte dei medici della clinica privata.