In Italia l’incidenza delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino è medio-alta. “Il paziente tipo con malattia di Crohn è generalmente giovane, più frequentemente tra i 20 e i 30 anni di vita, senza particolari differenze tra uomo e donna. Ma circa il 20% viene diagnosticato in età pediatrica, quindi al di sotto dei 18 anni”. A spiegarlo è Alessandro Armuzzi della Fondazione Policlinico Gemelli – Università Cattolica di Roma, in vista dell’ottavo Congresso nazionale Ig-Ibd (Italian Group for the Study of Inflammatory Bowel Disease, Gruppo italiano per lo studio delle malattie infiammatorie croniche intestinali), che si apre il 30 novembre a Torino. Sono attesi circa 400 specialisti, provenienti da tutta Italia.

In Italia stanno per essere immessi nel mercato nuovi farmaci biotecnologici per combattere la malattia di Crohn. “In arrivo il prossimo anno l’ustekinumab – sottolinea Armuzzi – un anticorpo monoclonale IgG1κ interamente umano che lega interleuchina (IL)-12/23, prodotto in una linea cellulare di mieloma murino usando la tecnologia di Dna ricombinante.

Il farmaco lega l’IL-12/23 impedendone il legame con il suo recettore e la conseguente attivazione di svariati meccanismi infiammatori a livello della mucosa intestinale. Questo nuovo ritrovato, sebbene sia costoso, ci permetterebbe maggiori possibilità per selezionare la migliore terapia e cura individuale”.

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