“C’è molto egoismo sociale dietro i no-vax, siamo tutti buoni a fare quelli contro i vaccini anche perché loro si ‘nascondono’ dietro l’immunità generale. C’è un problema morale oltre che medico, sono solo l’1 per cento ma possono fare danni enormi”. I casi di contagio del morbillo all’ospedale pediatrico di Bari confermano l’emergenza italiana e impensieriscono Giovanni Rezza (nella foto), direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Purtroppo – sottolinea – ancora troppe persone non sono vaccinate. L’Italia aveva un piano di eliminazione del morbillo, già nel 2015, ma evidentemente siamo fuori dal termine”. Per questa malattia infettiva, che dal 2017 ha provocato 12 morti, l’Italia è sotto la lente d’ingrandimento sia in Europa che da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

I dati non sono confortanti. Dal report di Epicento (portale di epidemiologia del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Iss) emerge che 2.295 persone si sono ammalate di morbillo dall’inizio dell’anno: il 47,3% è donna, ma soprattutto il 91,1% degli infettati risulta non vaccinato. Il dato preoccupante, secondo il dottor Rezza, oltre ai convinti no-vax, sono gli “esitanti”, ossia quelle persone non convinte dell’efficacia dei vaccini e preoccupate dei possibili rischi delle immunizzazioni. “Sono il 15% – sostiene l’infettivologo – ed è su questi che bisogna lavorare”.

Secondo Rezza esiste più un “un problema sociale” che “politico” sui vaccini anche perché “il governo ha annunciato un nuovo Piano per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita”. Un ulteriore elemento allarmante, secondo il direttore del Dipartimento dell’Iss è che molti, troppi, casi di morbillo “sono concentrati al Sud”. La Sicilia registra l’incidenza più elevata (1.117), a seguire: Lazio (235), Campania (181), Calabria (177), Lombardia (149), Emilia Romagna (89), e Toscana (76).

Per fermare l’epidemia di morbillo bisogna che il 95% della popolazione si sia già ammalata o sia stata vaccinata. Questa è quella che i virologi e gli epidemiologi chiamano “immunità di gregge”. “la legge sull’obbligo – conclude Rezza – ha portato l’Italia a fare enormi passi avanti”. L’auspicio è che non si torni indietro

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