Dopo Blue Whale, il gioco dell’orrore partito dalla Russia, e che ha ucciso centinaia di ragazzini in tutto il mondo, a inquietare i genitori riguardo alla pericolosità delle abitudini “online” dei propri figli ci pensa Momo. La Momo Challenge “colpisce” i più giovani chiedendo di inviare dei messaggi a un numero Whatsapp, numero che risponde con le istruzioni per completare una serie di compiti bizzarri e pericolosi: guardare un film horror e farsi del male, fino ad arrivare a al suicidio.
Momo è un’immagine grottesca di una donna con gli occhi sporgenti, un sorriso distorto e le cosce di pollo.

Una coppia peruviana residente a Miami Beach negli USA è convinta che dietro al suicidio del loro figlio undicenne ci sia il macabro gioco virale Momo, secondo quanto riferisce Telemundo51.

I genitori raccontano di una serie di comportamenti inspiegabili assunti dal figlio, e di precisi riferimenti al gioco online, nei suoi ultimi giorni di vita. I genitori si stanno impegnando per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’esistenza di questo pericoloso gioco, che è già costato la vita ad almeno tre bambini in Colombia e in Argentina.

A sua volta, la polizia di Miami Beach ha pubblicato sul proprio account di Twitter un messaggio di avvertimento in cui, senza riferirsi direttamente al caso di questa famiglia, ha esortato a prendere più seriamente il pericoloso gioco che circola in rete.
«Attenzione a tutti i genitori e tutori: si prega di informarsi e di essere consapevoli della tendenza attuale dei social network dato che i bambini usano i telefoni e guardano YouTube», si legge nella pubblicazione.

Senza creare inutili allarmismi, cosa devono fare i genitori preoccupati dalla possibilità che i loro figli entrino in contatto con contenuti disturbanti in rete? «Dovrebbero parlarne onestamente con i loro figli», dice il Dr. April Foreman psicologa e membro dell’American Association of Suicidology. «Dobbiamo spiegare ai genitori che queste cose sono l’equivalente digitale di chi accettava caramelle dagli sconosciuti». Oltre all’implementazione di filtri e forme di parental control, i genitori dovrebbero spiegare ai loro figli che «su internet vedranno tanta roba strana, e che sarebbe meglio evitarla», dice Foreman.

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