Mario Caiazzo

Che la Gi.Med. fosse riconducibile a Giulia Di Capua e che quest’ultima fosse la moglie del medico Francesco Izzo, al Pascale, evidenziano gli inquirenti, lo sapevano tutti. Per tale motivo, in fase di indagini, nel momento in cui è cominciato ad emergere il presunto conflitto di interessi, i magistrati si sono resi conto che la richiesta e l’ottenimento di forniture da parte di Izzo, avveniva con quello che dagli stessi inquirenti viene definito «senso di onnipotenza» assoluta provato dal medico.

L’Istituto per la cura dei tumori “Pascale”

Onnipotenza e sfrontatezza espressa anche, quando ormai divenuto primario, Izzo richiede l’acquisto d’urgenza, da parte del Pascale di prodotti medicali. E’ il 14 maggio del 2013 e nello specifico Izzo richiede l’approvvigionamento di 17 kit (si tratta di aghi) per l’utilizzo, in via eccezionale dell’apparecchiatura Hs Amica fornita dalla ditta Gi.Med (quella appunto riconducibile alla moglie di Izzo, Giulia Di Capua).

Le indagini si sono avvalse anche di attività di intercettazioni telefoniche

«A questo proposito – annotano i magistrati nel faldone dell’ordinanza – non si comprende l’urgenza, posto che il Pascale non opera in pronto soccorso» e quindi tutti i trattamenti e gli interventi vengono pianificati. Ciò vuol dire che le forniture possono essere programmate e disposte con largo anticipo. Oltre a ciò, «bisogna rappresentare – evidenziano gli inquirenti – che alla data della richiesta, alcuna procedura di gara era stata avviata».
C’è anche un terzo punto, quello relativo al conflitto di interessi. Essendo Izzo, naturalmente, a conoscenza del fatto che la Gi.Med. era riconducibile a sua moglie, avrebbe dovuto astenersi da suddetta richiesta di fornitura e dichiarare il suo conflitto di interessi. Tutto ciò non si verifica e la procedura per l’acquisto dei 17 kit viene avviata.