MICHELE DE LUCA
Hassan, 9 anni, rifugiato siriano accolto in Germania insieme alla sua famiglia, vive oggi con una pelle nuova e sana grazie a un eccezionale intervento di terapia genica annunciato su ‘Nature’ e coordinato dall’italiano Michele De Luca, direttore del Centro di medicina rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ dell’università di Modena e Reggio Emilia. La sua immagine di ‘bimbo farfalla’ fotografato mentre corre dietro a un pallone, salvato da una forma di epidermolisi bollosa che gli aveva mangiato l’80% dell’epidermide, quest’anno ha fatto il giro del mondo. E De Luca, alle spalle 30 anni di lavoro sulle staminali epidermiche, è stato scelto dall’AdnKronos Salute fra le ‘star in camice’ del 2017. Un esempio emozionante di come davvero la ricerca di base possa trasferirsi alla clinica, per restituire alla vita pazienti un tempo condannati alla morte.

Riguardano proprio la ricerca di base la riflessione di fine anno dello scienziato e il suo auspicio per il 2018 alle porte: “Meritocrazia nell’assegnazione dei fondi”, invoca De Luca, noto alle cronache anche per la battaglia condotta insieme a tanti colleghi ai tempi del caso Stamina, per riaffermare le ragioni di una medicina basata sull’evidenza.

“Accolgo con molto favore – afferma De Luca – la notizia dello stanziamento di quasi 400 milioni di euro destinati ai nuovi Progetti di ricerca di interesse nazionale (Prin), reso noto in questi giorni dai ministri Fedeli e Padoan. Si tratta di un investimento senza precedenti nel nostro Paese – sottolinea l’esperto – a sostegno di quella ricerca di base che rappresenta le fondamenta su cui costruire la ricerca applicata e poi la scienza del futuro”. 

CONDIVIDI