In un biennio sono calati dell’1,2% i medici di base e quelli di guardia medica, e prosegue la diminuzione dei posti letto ospedalieri, a fronte di un importante aumento di quelli nelle strutture di assistenza residenziale. Con il permanere del divario Nord-Sud sul fronte dell’offerta ospedaliera. E’ la fotografia della sanita’ italiana scattata dall’Istat nel suo Annuario statistico italiano 2017. Nel periodo 2013-2015 il numero di medici di base e’ leggermente in calo (-1,2%) e pressoche’ stabile il numero di pediatri (-0,5%). Cresce il numero di posti letto nelle strutture di assistenza residenziale (4,4% in piu’ dal 2013 al 2015) mentre si riducono i posti letto ospedalieri, soprattutto quelli in ‘regime per acuti’: nel 2015 sono circa 195 mila i posti letto in regime ordinario (regime che prevede la permanenza del paziente nella struttura per almeno una notte), con un trend in diminuzione rispetto agli anni precedenti. La dotazione di posti letto nel settore pubblico e’ pari a circa il 78,0 per cento del totale dell’offerta ospedaliera. L’analisi degli ultimi otto anni (2007-2015) dell’indicatore relativo al numero di posti letto ordinari per abitante mostra una diminuzione da 3,8 a 3,2 posti per mille abitanti (rimanendo al di sotto del valore medio massimo stabilito dalla normativa nazionale di 3,7 per mille abitanti). I posti letto ordinari per acuti sono pari a 2,6 per mille, a seguire i posti letto per riabilitazione (0,4 per 1000 abitanti) e lungodegenza (0,2 per 1000 abitanti). Nel tempo il tasso di ospedalizzazione e’ in diminuzione, soprattutto nelle strutture pubbliche. I dati regionali relativi agli indicatori dell’offerta ospedaliera anche nel 2015 mostrano una forte variabilita’: i posti letto ordinari per mille abitanti variano dai valori piu’ bassi in Calabria e Campania ai piu’ alti in Emilia Romagna, nella Provincia Autonoma di Bolzano e in Valle d’Aosta. Negli ultimi cinque anni le dimissioni ospedaliere per acuti sono in continua discesa nonostante l’invecchiamento della popolazione. Tuttavia, la riduzione dei ricoveri procede a ritmi decrescenti (-4,3% tra 2012 e 2013 e circa -3% negli anni successivi), segnale di una progressiva stabilizzazione del fenomeno. 
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