Medici e operatori sanitari a scuola di autodifesa, per imparare a gestire aggressioni e violenze sempre più frequenti nella sanità italiana. La novità – annuncia la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) – arriva dall’Agenzia nazionale per i sistemi sanitari regionali (Agenas), l’ente che si occupa di Educazione continua in medicina, che questa mattina ha approvato una delibera che include la gestione delle situazioni che generano violenza nei confronti degli operatori sanitari tra le tematiche di interesse nazionale del sistema Ecm.

La Fnomceo ricorda che, insieme a tutti i sindacati medici, aveva chiesto giovedì scorso, nella prima riunione del tavolo di Consultazione permanente sulla professione, più formazione su questi argomenti. Da qui la prima, concreta risposta dell’Agenas. Dunque, si potranno organizzare corsi accreditati sulla gestione del rischio, a tutti i livelli, dall’epidemiologia del fenomeno, alla prevenzione del rischio secondo i sistemi di risk management, alle tecniche psicologiche per disinnescare l’aggressività e mettersi in salvo. Non solo. I corsi su queste materie avranno maggior valore in termini di crediti: dove per un corso normalmente si acquisisce un credito l’ora, i professionisti che vorranno aggiornarsi sulla prevenzione della violenza saranno premiati con 1,3 crediti orari.

Quali sono i segnali che preannunciano un’escalation di violenza? E come disinnescare la rabbia dell’interlocutore prima che sfoci in un’aggressione fisica? Che cosa si intende per ‘mentalità difensiva’? A queste domande daranno risposta i corsi Ecm, mirati a saper riconoscere i campanelli di allarme di una violenza imminente, per poterla prevenire ed evitare. Si tratta della principale tecnica di autodifesa – si legge in una nota Fnomceo – prima ancora delle mosse per divincolarsi o mettere a terra l’aggressore, materia base di tutti i corsi, aperti ai medici e agli altri professionisti sanitari, soprattutto quelli che lavorano in condizioni di rischio: guardia medica, pronto soccorso, visite domiciliari, sanità veterinaria. 

“La violenza contro gli operatori sanitari è una vera e propria emergenza di sanità pubblica – commenta il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, che della Commissione nazionale Ecm è, di diritto, vicepresidente – I dati che le organizzazioni sindacali dell’ospedale, del territorio, della sanità veterinaria hanno portato al tavolo Fnomceo, confermano sostanzialmente quanto già sapevamo: ogni giorno tre professionisti della sanità sono vittime di aggressioni, e due di loro sono donne. Dobbiamo metterci nelle condizioni di difenderci, di prevenire la violenza”.

“Occorrono interventi strutturali, occorre più formazione – ammonisce – ma oggi solo psichiatri e psicologi sono opportunamente formati sulle tecniche di dissuasione e neutralizzazione: noi vogliamo che tutti i nostri colleghi e le nostre colleghe siano messe nelle condizioni di difendersi, anche se la prima tutela deve essere l’abbattimento del rischio. Gli episodi di violenza, in un sistema di gestione del rischio, devono essere visti come ‘eventi sentinella’: ma ciò è difficile se diventano quasi la normalità”, conclude Anelli.

“Per questo – ricorda ancora il presidente Fnomceo – l’11 aprile porteremo al ministero della Salute insieme a noi Ombretta Silecchia e Serafina Strano, le due colleghe di guardia medica che hanno recentemente denunciato una violenza. Perché questi episodi non siano un ‘sentito dire’, ma una testimonianza forte dalla quale imparare, e i medici tornino a sentirsi ‘in prima linea’ insieme ai pazienti, contro le malattie e non in guerra verso potenziali aggressori”.

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