Mario Caiazzo

I rinviati a giudizio sono 11 e la data fissata per l’apertura del processo davanti ai giudici della IV Sezione del Tribunale di Napoli è quella del primo marzo prossimo. Al centro dell’inchiesta – che la scorsa primavera produsse 10 misure cautelari – c’è una maxi commessa da 11 milioni e mezzo di euro. Sono tre gli ospedali dove si sarebbero registrati gli illeciti: il Santobono, il Pausilipon e l’Annunziata. Irregolarità, secondo l’accusa, legate a presunti appalti «pilotati» relativi al servizio di pulizia nei suddetti nosocomi. Il Santobono-Pausilipon era finito al centro di un’altra inchiesta, quella che a giugno del 2016 aveva fatto eseguire dodici misure cautelari. In quel caso si era trattato, secondo l’accusa, di infiltrazioni da parte del clan Lo Russo di Miano.

La Procura di Napoli
La Procura di Napoli

A svelare i particolari dell’affare illecito erano stati gli stessi vertici del clan dei «capitoni» una volta passati a collaborare con la giustizia. Le cosche hanno da sempre messo gli occhi e le mani sui nosocomi partenopei, gestendo illecitamente soprattutto i servizi di pulizia e quello delle ambulanze private. Come abbiamo visto, ruolo di primo piano in tale contesto hanno avuto i clan della cosiddetta Alleanza di Secondigliano. Ma la gestione del «comparto sanità» era affidata alle varie compagini per territorialità. C’erano naturalmente degli accordi tra i sodalizi alleati che agivano tra loro secondo la regola del mutuo soccorso.
Il pentito Rosario Privato nel 1997 ha raccontato ai magistrati di aver incontrato il boss Costantino Sarno nel 1992 «anche a Secondigliano dove fui accompagnato da… (omissis) perché dovevo parlare con il Sarno circa un problema che era sorto tra lui e qualche addetto alle autoambulanze private. Fui chiamato io in quanto essendo del Vomero avevamo il controllo anche