Sono una professione “che guarda al futuro” e che negli ultimi sette anni “ha visto ‘tagliati’ 12 mila addetti nel Servizio sanitario nazionale”. Oggi, durante il primo congresso nazionale a Roma degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), gli infermieri chiedono “a tutti gli attori, la politica in primis, una coerente assunzione di responsabilità” perché “sul territorio c’è quasi il vuoto, tanto che i cittadini vorrebbero avere la possibilità di poter scegliere un infermiere di famiglia/comunità come si fa col medico di medicina generale e vorrebbero trovare gli infermieri nella farmacia dei servizi”. Lo ha sottolineato, nella sua relazione di apertura, Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale delle professioni infermieristiche (Fnopi).

La Mangiacavalli cita i primi risultati dell’Osservatorio civico Fnopi-Cittadinanzattiva presentati al congresso, dove emerge che secondo i cittadini “gli infermieri si rivolgono loro con gentilezza e cortesia, sono disponibili all’ascolto. I cittadini si sono sentiti sicuri durante l’assistenza infermieristica e gli infermieri hanno anche fornito a pazienti e parenti informazioni chiare e comprensibili”. Ma – secondo lo studio – i cittadini si “lamentano perché gli infermieri sono pochi, hanno poco tempo da dedicare al contatto con le persone, anche perché spesso sono occupati in attività che li allontanano dall’assistenza vera e propria (attività burocratiche, telefono etc)”. La Fnopi rappresenta gli oltre 440 mila infermieri presenti in Italia, a Roma sono arrivati in 3.500 per il congresso che durerà fino al 7 marzo.

La presidente ha anche lanciato un avvertimento a chi governa e alle istituzioni: “Deve finire l’atteggiamento secondo cui l’infermiere rappresenta il ‘cuscinetto’ tra i bisogni dei pazienti e le esigenze di un economia che, non per colpa nostra, spesso non li vede e non li affronta per quel che sono – ricorda Mangiacavalli – il rispetto della persona parte dal presupposto di farla vivere in buona salute, possibilmente in assenza di malattia e in pieno benessere e non in modo residuale di un’economia che per sostenere se stessa finora ha limitato e tagliato i beni primari della vita”.

Mangiacavalli nella sua relazione ha ricordato che gli infermieri hanno subito quasi un decennio di riduzioni nel personale del Servizio sanitario nazionale pubblico (-4,3% dal 2009 al 2016) e l’imminente formazione del nuovo Governo e del nuovo Parlamento moltiplica l’allarme che diverse ‘famiglie professionali’ lanciano sulla possibilità di continuare a garantire cure e assistenza adeguate alla popolazione.

“Negli ultimi sette anni le aziende del Ssn, dall’ultimo contratto a oggi, che – ricorda la presidente della Fnopi – ha coinciso anche con l’era dei tagli legati ai piani di rientro, abbiano rinunciato a oltre 12 mila infermieri (- 4,3%): il numero più grande di perdite di personale registrato da qualunque categoria faccia parte del servizio pubblico”.

“Le scelte su quanto, e quale, personale abbiamo o avremo bisogno – prosegue Mangiacavalli – devono essere fatte guardando al futuro e non replicando il passato. I rapporti tra le diverse discipline mediche, le percentuali di posti assegnati alle diverse scuole di specialità sul totale, sono rimaste sostanzialmente invariate nel tempo. La circostanza che nei prossimi anni molti professionisti andranno in pensione pone molti problemi, ma apre una grande opportunità di ripensamento su come il Ssn debba funzionare e quale assistenza offrire”.

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