In Italia la malnutrizione rappresenta un problema misconosciuto, spesso non rilevato, trascurato o sottovalutato. Migliaia di persone fragili, quali anziani, persone candidate a interventi di chirurgia maggiore o affette da patologie oncologiche, neurologiche, cardio e cerebrovascolari, anche in contesti sanitari specializzati, continuano ad essere esposti al rischio di malnutrizione a causa di un’alimentazione insufficiente o inappropriata.

Durante il recente congresso ANDID (Associazione Nazionale Dietisti) un’intera sessione è stata dedicata al “pasto ad aumentata densità nutritiva” con la presentazione di un documento di consenso associativo che costituisce un ulteriore tassello a prova dell’impegno dell’Associazione nell’ambito del contrasto alla malnutrizione per difetto nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali.

“Così come altre Associazioni di Dietisti hanno già fatto in Europa, con risultati più che positivi, riteniamo di dover promuovere un’alleanza contro la malnutrizione nei contesti sanitari e socio-assistenziali che coinvolga tutti gli attori che hanno ruolo e responsabilità nella programmazione sanitaria e nel processo assistenziale della nutrizione: manager, dietisti, medici, infermieri e altro personale addetto all’assistenza, pazienti/ familiari/caregiver ed anche aziende di ristorazione perché il diritto alla salute passa anche attraverso la capacità di fare ciascuno la propria parte”, sottolinea il Presidente ANDID, Marco Tonelli.

Dal 1974, anno in cui fu pubblicato lo studio “Iatrogenic malnutrition. The skeleton in the hospital closet”, nel quale Butterworth denunciava per la prima volta la frequenza e gravità della malnutrizione per difetto in ospedale, numerosi altri studi hanno sottolineato la gravità del fenomeno, concordando sulla necessità di adoperarsi affinché tutte le persone possano alimentarsi in modo soddisfacente e sicuro nelle strutture sanitarie e/o assistenziali che li ospitano.

Il documento, prossimo alla sua approvazione da parte del comitato scientifico, intende offrire un contributo di tipo tecnico e professionale, oltreché culturale, con lo scopo di favorire l’adozione condivisa e diffusa di buone pratiche per la gestione del rischio nutrizionale, secondo le priorità raccomandate da Linee Guida nazionali e internazionali e riguarda tutti gli aspetti della nutrizione: vitto ordinario, vitto ad aumentata densità nutritiva, supplementi dietetici, nutrizione artificiale.

“L’obiettivo del documento è fornire indicazioni specifiche sul pasto e sui programmi alimentari (menù) ad aumentata densità nutrizionale (ipercalorici e iperproteici), attraverso la presentazione di soluzioni organizzative e nutrizionali basate su criteri e metodi appropriati, efficaci e sostenibili, auspicando che l’approccio First Food possa diventare anche nel nostro Paese una parte prassi routinaria nel processo assistenziale della nutrizione”, conclude Tonelli.

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