Gap Nord-Sud per l’offerta ospedaliera, stabili stili di vita alimentari e abitudine al fumo.

Le malattie del sistema circolatorio e i tumori si confermano le due principali cause di morte in Italia: il 66% dei decessi è attribuibile a queste patologie. L’ordine di rilevanza è tuttavia inverso per maschi e femmine: le malattie del sistema circolatorio occupano il primo posto nella graduatoria delle cause di mortalità per le donne, con un quoziente di 396,6 per 100 mila abitanti, mentre sono al secondo posto nella graduatoria maschile (325,7 per 100 mila), dopo i tumori che per gli uomini rappresentano la prima causa (337,1 per 100 mila) e per le donne la seconda (248,9 per 100 mila). Lo evidenza l’Annuario statistico italiano dell’Istat edizione 2017.

Emerge ancora il divario Nord-Mezzogiorno per l’offerta ospedaliera. Nel periodo 2013-2015 il numero di medici di base è leggermente in calo (-1,2%) e pressoché stabile il numero di pediatri (-0,5%). Cresce il numero di posti letto nelle strutture di assistenza residenziale (4,4% in più dal 2013 al 2015) mentre si riducono i posti letto ospedalieri, soprattutto quelli in ‘regime per acuti’.

Permangono le differenze della rete d’offerta ospedaliera tra le regioni: i posti letto ordinari per mille abitanti restano superiori al Nord rispetto al Mezzogiorno. Negli ultimi 5 anni le dimissioni ospedaliere per acuti sono in continua discesa nonostante l’invecchiamento della popolazione. Tuttavia, la riduzione dei ricoveri procede a ritmi decrescenti (-4,3% tra 2012 e 2013 e circa -3% negli anni successivi), segnale di una progressiva stabilizzazione del fenomeno.

Quanto agli stili alimentari, sono sempre nel solco della tradizione: le abitudini degli italiani si mantengono legate al modello tradizionale: il pranzo costituisce nella gran parte dei casi il pasto principale (2 terzi della popolazione di 3 anni e più) e l’81,7% della popolazione di 3 anni e più fa una colazione che può essere definita adeguata. Stabile rispetto al 2015 la quota di popolazione di 14 anni e più che dichiara di fumare (19,8%).