Mario Caiazzo

Da alcuni anni, in molti studi legali napoletani e campani, specializzati in casi di malasanità, per i procedimenti di natura civilistica, si sta adottando anche il metodo del ‘senza acconto’. Vale a dire che il cliente, in molti casi, non anticipa le spese, ma alla fine, per la parcella degli avvocati si calcola una percentuale sul risarcimento che si andrà ad ottenere. Facendo un po’ di conti, intentare una causa ha i suoi costi, molte volte salati, quasi mai accessibili a certe fasce di popolazione. In caso di giudizio ordinario, si parte da cifre che oscillano – in media – tra i cinquemila e i 10mila euro.

Con picchi che superano i 30mila, quando si tratta di casi di un certa gravità. A tutto questo bisogna poi aggiungere le cosiddette spese vive. Il computo di queste ultime si attesta in media sui 2.500 euro. Col termine spese vive si indica ad esempio quanto necessita per l’acquisto delle marche da bollo o per pagare le tasse del tribunale. Naturalmente si bada bene all’obiettivo finale e nel caso si prospettino risarcimenti a cinque zeri, la tendenza è quella di non far pagare acconti, in tal modo più cospicua sarà la parcella. Chi affronta una causa del genere deve tenere anche di vista i tempi. In media per un giudizio ordinario la durata ha un minimo di tre anni e un massimo di cinque. Diversi i motivi per cui si intenta una causa civile, ultimamente anche in Campania, si assiste a un aumento delle richieste di risarcimento danni per operazioni – tutt’altro – che riuscite di chirurgia estetica. In cima alla classifica ci sono richieste per errati interventi di mastoplastica additiva, vale a dire di operazioni per effettuare l’ingrandimento del seno.