Lutto nel mondo del calcio. E’ morto, all’età di 71 anni, Emiliano Mondonico. Lottava con il cancro da
sette anni. Mai banale era diventato una icona del calcio nazional popolare, pane e salame. Dopo quattro interventi, l`asportazione di una massa tumorale di sei chili, di un rene, di un pezzo di intestino, aspettava quella che chiamava la Bestia con il solito coraggio. Di quella lotta aveva parlato quattro mesi fa, in un’intervista al Corriere dello Sport. “Ci sono trenta probabilità su cento che la Bestia ritorni – diceva -. Ma, credimi, dopo quattro operazioni, l`asportazione di una massa
tumorale di sei chili, di un rene, di un pezzo di colon e di intestino, sei pronto a tutto. E, ogni giorno di più, apprezzi il tempo che ti è dato. Il cancro non è invincibile, il calcio mi dà
la forza per continuare a sfidarlo”.
Da giocatore Cremonese, Torino, Monza, Atalanta, ancora Cremonese. Da allenatore nel 1984 riporta la Cremonese in serie A dopo 54 anni. Nel 1988 fa salire l’Atalanta che porterà fino alle semifinali di coppa delle coppe con il Malines. Poi una esaltante esperienza con il Torino. Nella sera della finale Uefa dei granata ad Amsterdam alzò la sedia per protestare contro l`arbitro. Poi Napoli, Cosenza, Fiorentina, Novara. Sette anni fa Mondonico si era visto diagnosticare il cancro a gennaio. Dopo
l’intervento, il rientro a tempo di record e la salvezza conquistata sulla panchina dell’Albinoleffe. “Ho conosciuto un avversario particolare in corso d’opera – disse – ma non posso ancora dire di averlo sconfitto. Convivere con il pensiero di qualcos’altro oltre all’Albinoleffe non è affatto semplice. Come faccio a regalarvi certezze se non sono sicuro di essere qui tra un mese?”. Nel 2012 l’abbandono del calcio agonistico. Allenava i ragazzi delle medie di Rivolta, gli ex alcolisti e degli ex
tossicodipendenti. E faceva il commentatore in tv

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