Secondo i dati resi noti nel rapporto “Health at a Glance 2017”, negli ultimi anni il consumo di antibiotici nei paesi Ocse, è cresciuto in media del 4%, a causa anche dell’elevato utilizzo che se ne va negli allevamenti, le cui tracce vengono assorbite dagli umani tramite l’alimentazione. La media è di 20,5 dosi ogni 1.000 abitanti. L’Italia, dove il consumo è cresciuto del 6% negli ultimi dieci anni, ne consuma 27,8. In cima alla classifica negativa Turchia (41) e Grecia (34). Gli stati che ne consumano di meno, invece, sono Cile e Olanda. Nel caso della percentuale di antibiotico-resistenza, l’Italia è seconda solo a Turchia e Grecia, con un 33%, praticamente raddoppiata rispetto a dieci anni fa.

 

Siamo al primo posto tra i paesi di area Ocse per volume di antibiotici prescritti ai bambini tra 0 e 9 anni. “Il grosso problema e’ che sta aumentando la resistenza agli antibiotici – sottolinea all’Agi Francesca Colombo, responsabile attivita’ Ocse per la Sanita’- Un uso inappropriato puo’ peggiorare la situazione in un contesto in cui non abbiamo una sufficiente innovazione nelle linee degli antibiotici”.

L’antibiotico-resistenza sta diventando un problema sempre più grande per le politiche sanitarie internazionali.

Tra le conseguenze: “Gli ospedali spendono, in media, tra i 10.000 e i 40.000 dollari per il trattamento di un paziente infettato da batteri resistenti”. “Stiamo andando – continua il rapporto –  verso una ‘era post-antibiotica’, dove le infezioni comuni possono ancora una volta essere fatali”.

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