Morire in media un anno prima per colpa dello smog. Una sentenza messa nero su bianco su ‘Environmental Science & Technology Letters’ da un team americano di ingegneri ambientali e ricercatori esperti di sanità pubblica, che per la prima volta hanno esaminato contemporaneamente a livello globale i dati relativi all’inquinamento atmosferico da polveri Pm2,5 e quelli sull’aspettativa di vita, così da misurare l’effetto killer del particolato fine che riesce a insinuarsi all’interno dei polmoni, aumentando il rischio di infarto, ictus, malattie respiratorie e cancro.

L’équipe – coordinata da Joshua Apte della Cockrell School of Engineering dell’università del Texas di Austin – ha utilizzato le informazioni del ‘Global Burden of Disease Study’ per valutare l’esposizione al Pm2,5 e le sue conseguenze in 185 Paesi. Quindi ne ha quantificato l’impatto sulla speranza di vita, su scala globale e per ogni nazione. In questo modo, spiega Apte, “siamo stati in grado di misurare sistematicamente come i veleni nell’aria accorciano sostanzialmente la vita in tutto il mondo. Quello che abbiamo scoperto è che l’inquinamento atmosferico ha un effetto molto pesante sulla sopravvivenza: globalmente la riduce di un anno in media”.

Un lasso di tempo ragguardevole, assicura l’esperto, se considerato anche nell’ambito di altri fattori che impattano significativamente sull’aspettativa di vita umana: per esempio, precisa Apte, l’effetto-smog è “considerevolmente più alto rispetto ai benefici complessivi che si potrebbero ricavare se trovassimo la cura contro i tumori di seno e polmone”.

Gli autori sono dunque convinti che una migliore qualità dell’aria possa portare a una significativa estensione della speranza di vita in tutto il pianeta. Basti pensare, ricorda Apte, che secondo le stime “90 mila americani e 1,1 milioni di indiani muoiono ogni anno per cause legate all’inquinamento atmosferico”.

Con cieli più puliti, il guadagno in termini di sopravvivenza potrebbe essere particolarmente importante in alcune aree del mondo. “In Paesi come l’India e la Cina – cita lo scienziato – il beneficio di un miglioramento della qualità dell’aria per gli anziani sarebbe particolarmente grande. Per gran parte dell’Asia, se l’inquinamento atmosferico fosse rimosso come rischio di morte, i 60enni avrebbero un 15-20% di chance in più di superare gli 85 anni”.

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