I casi di omicidio-suicidio avvenuti in poche ore in tre famiglie del nord Italia, uno vicino ad Aosta dove la madre, un’infermiera, ha assassinato i due figli con un’iniezione letale e poi si è tolta la vita, uno a Folgaria, dove un uomo ha sparato con un fucile al figlio della compagna e poi si è ucciso, e oggi a Savona con un uomo che ha ucciso la compagna e ha tentato il suicidio, “drammaticamente ci dicono in che tipo società viviamo, che tipo di barriere di incomprensioni esistono, per cui quando sentiamo l’odore della sofferenza facciamo di tutto per sfuggirgli e per sfuggire ai segnali che lancia, per rinchiuderci nel nostro mondo privato, di solitudine, consentendo che accadano tragedie di questa gravità”. A sottolinearlo è Massimo Di Giannantonio, presidente del Collegio degli ordinari di Psichiatria e docente dell’Università di Chieti-Pescara.

“C’è un dato patologico di partenza – evidenzia l’esperto – che deve essere stressato: abbiamo sentito dai commenti che la prima donna era considerata un’infermiera modello e una mamma perfetta, che fino a quel momento non aveva manifestato nessun problema. Questa è proprio la dimostrazione del fallimento globale della rete familiare, sociale, lavorativa di questa famiglia. Non è pensabile che una persona portatrice di una sofferenza drammatica e certamente di tipo depressivo, che ha scritto ‘non ce la faccio più’ nel suo ultimo messaggio, possa aver maturato la sua condizione senza che nessuno cogliesse qualche sintomo o segnale, che al mille per mille erano presenti”.

“L’azione persecutoria alla base del comportamento di questa donna, con l’omicidio dei figli e poi il suo suicidio, porta con sé -aggiunge- un’idea delirante di poter cancellare la sofferenza e interrompere un circolo vizioso insopportabile riferito a lei stessa e al destino dei suoi figli: una lettura dell’esistenza completamente alterata e patologica” che, secondo lo psichiatra, qualcuno avrebbe dovuto cogliere. Questo, anche negli altri due casi, “dimostra quanto la nostra società stia fallendo nel sostenere”, nell’ambiente domestico, lavorativo e parentale, le persone che hanno bisogno di aiuto.

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