In sanità ‘litigare’ costa caro. Un conto da 480 mila euro al giorno. Solo nel 2017, infatti, le spese legali per liti, da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, sostenute dal comparto sanitario italiano ammontano a 175 milioni di euro. Sono le strutture sanitarie meridionali ad essere più litigiose, concentrando oltre il 60% delle spese legali complessive, pari a ben 104 milioni di euro, seguire da quelle del Centro con 45,4 milioni di euro (26%) e del Nord, con una spesa generata per 25,3 milioni di euro (14,5%).

Questa la fotografia scattata sulla base dei dati dall’Indice di performance sanitaria (Ips), pubblicato nei giorni scorsi dall’Istituto Demoskopika che, tra gli otto indicatori, analizza proprio spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, oltre che soddisfazione sui servizi sanitari, mobilità attiva, mobilità passiva, risultato d’esercizio, disagio economico delle famiglie per spese sanitarie ‘out of pocket’, costi della politica e speranza di vita.

Sono Molise e Calabria a guidare la graduatoria dei sistemi sanitari regionali più avvezzi a contenziosi e sentenze sfavorevoli, rispettivamente con una spesa pro-capite di 28,4 euro e 7,7 euro determinando esborsi in valore rispettivamente pari a 8,8 milioni di euro e 15,2 milioni di euro. Un dato ancora più rilevante se si considera che la spesa pro-capite italiana è di poco inferiore ai 3 euro. A seguire, nella parte più bassa della classifica, la Toscana con 6,8 euro di spesa pro-capite (25,4 milioni di euro), la Basilicata con 6,3 euro (3,6 mln di euro) e la Sicilia con 5,4 euro pro-capite (27,4 mln di euro). Sul versante opposto, i meno litigiosi si sono rilevati i sistemi sanitari di Piemonte e Trentino Alto Adige, con appena 0,5 euro di spesa pro-capite, rispettivamente con 2 milioni di euro e 572 mila euro di spese legali.

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