Mario Caiazzo

Il collaboratore di giustizia Mario Lo Russo può essere considerato colui che nell’ultimo periodo, meglio degli altri, ha aiutato a svelare i rapporti intercorrenti tra camorra e imprenditori per accaparrarsi appalti e strutturare traffici illeciti negli ospedali napoletani. L’inchiesta è quella che nel giugno del 2016 ha portato a diversi arresti, partendo dagli affari fuorilegge scoperti al Santobono.

Il boss Mario Lo Russo, pentito di Miano
Il boss Mario Lo Russo, pentito di Miano

Il tutto avveniva tramite una società controllata dai Lo Russo e un uomo di tale azienda che aveva rapporti diretti con i nosocomi partenopei. Il collaboratore di giustizia, ex dell’organizzazione criminale di Miano, ha infatti descritto ai magistrati della Dda la dinamica precisa del racket degli ospedali. In un verbale Lo Russo fa registrare il particolare inquietante che al suo uomo si rivolgevano praticamente tutti. Secondo quanto riferito dal pentito, se non si trattava di favori da fare ad esponenti dei clan, molto spesso erano promesse mancate.

Maria Licciardi, madrina della Masseria Cardone
Maria Licciardi, madrina della Masseria Cardone

«Qualcuno gli chiedeva di sistemare un figlio in un ospedale – dichiara Lo Russo – e lui faceva intendere che si sarebbe interessato, ma poi non faceva alcunché, adducendo problemi sopraggiunti». Diverso è il caso se si tratta di affiliati alla camorra: «Giulio (il nostro uomo che teneva i rapporti con gli ospedali napoletani)… si mise subito a disposizione per Maria Licciardi della Masseria Cardone di Secondigliano». Secondo quanto dichiarato da Lo Russo, la «madrina» avrebbe contattato tale Giulio per chiedergli una specie di raccomandazione poiché aveva bisogno di ottenere che venisse svolta una terapia per un parente malato.

La Procura di Napoli

«Il parente (di Licciardi Maria) – spiega Lo Russo ai magistrati – aveva due ore di permesso nel periodo che andava dall’una alle tre del pomeriggio. Gli era stato concesso perché era malato di cuore e quindi poteva andarsi a fare la terapia. A un certo punto la terapia e il permesso furono negati e dunque Maria Licciardi si rivolse a Giulio per riottenerli». Non è dato sapere se la cosa poi si concretizzò. Fatto sta che l’episodio appena descritto è sintomatico della potenza che avevano i clan negli ospedali napoletani finiti sotto il loro «controllo».