Fondamentali per ricostruire le dinamiche e i fatti riguardanti le estorsioni ai danni dell’American Laundry appaiono essere le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Nell’ordinanza che a febbraio del 2013 porta in carcere una dozzina di persone, i giudici scrivono: «Come anticipato in premessa l’attività criminosa oggetto d’indagine emergeva a seguito delle dichiarazioni di Giuseppe Gagliardi. Ed invero, (il collaborante), nell’interrogatorio del 13 luglio 2010, descriveva un episodio occorso in occasione del periodo natalizio del 2007 nel cui contesto gli era stata consegnata “la somma di 3.000 euro da portare al clan Lepre […] frutto dell’estorsione pagata dalla lavanderia che opera all’interno dell’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli”, proseguiva affermando che analoga attività la realizzò anche “nei giorni che precedettero Pasqua del 2008”, per poi approfondire i dettagli a lui noti sull’intera vicenda». Questo quanto dichiara Gagliardi, ritenuto dagli inquirenti ex appartenente al gruppo di Giuseppe Setola.

Il boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone (Sandokan)

«Ho chiesto di essere interrogato – afferma Gagliardi davanti ai giudici – perché rileggendo il memoriale già consegnato durante l’interrogatorio avvenuto in data 17.9.2009, mi sono ricordato che prima di Natale del 2007, e cioè ancora prima del mio inserimento nel clan Setola, fui incaricato da tale Giosuè di portare 3000 euro al clan Lepre. Ricordo di aver consegnato la somma a tale Nennillo, fratello del capoclan Lepre, detto ‘o Sceriffo, che nella circostanza si trovava con tale ‘o ‘Ntost. Preciso che quando Giosuè mi ha consegnato la somma di 3000 euro da portare al clan Lepre era presente anche Massimo Amatrudi, il quale mi ha spiegato che la somma era il frutto dell’estorsione pagata dalla lavanderia che opera all’interno dell’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli. Se non ricordo male la società che gestisce la lavanderia fa capo a delle persone di Giugliano».

Il killer del clan dei Casalesi Giuseppe Setola

Gagliardi torna anche su altri episodi: nei giorni che precedettero Pasqua del 2008, sempre su incarico di Giosuè e Amatrudi avrebbe riconsegnato un’altra somma di 3000 euro ai predetti Nennillo e ‘o Ntost. «Nel giugno del 2008, circa 20 giorni dopo l’arresto di Giosuè, ho incontrato Nennillo nei pressi di piazza Dante, il quale mi ha fermato e mi ha chiesto come si sarebbero comportati i casalesi per il versamento dei soldi estorti alla lavanderia dell’ospedale dopo l’arresto di Giosuè. A tale domanda ho risposto che avrei chiesto a chi di dovere e gli avrei dato una risposta. Di tale incontro ho riferito, alcuni giorni dopo, ad Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia, Oreste Spagnuolo, Massimo Amatrudi e Carlo Di Raffaele mentre ci trovavamo all’interno del covo di Licola ed in tale circostanza mi è stato detto ora vediamo e poi ti facciamo sapere».