Mario Caiazzo

Il trait d’union tra i casalesi e l’American Laundry, azienda di lavanderia industriale obiettivo delle estorsioni, era costituito «dalla presenza di alcuni affiliati al clan nella società aggiudicataria della gara a livello regionale per la gestione della lavanderia negli ospedali campani», scrivono i giudici nell’ordinanza del 2013. «Il ruolo di raccordo ne ha rimarcato il coinvolgimento e reso quanto più profonda possibile la conoscenza dei meccanismi estorsivi e della provenienza delle richieste dalle diverse organizzazioni criminali».

Del resto era risaputo il volume di affari della American Laundry. La ditta, sottolineano i giudici titolari dell’inchiesta, ha la sede legale a Melito, ma risultano attivi numerosi altri luoghi di esercizio e depositi sparsi in tutt’Italia. Gli appalti della succitata azienda riguardano servizi per l’intero territorio nazionale con particolare riferimento all’area napoletana. Infatti, come si evince dalla documentazione acquisita dalla polizia giudiziaria presso la Regione Campania – Asl Napoli 1, la società, per la sola provincia di Napoli, serve oltre 100 strutture sanitarie. Sulle entrature necessarie per abbordare i vertici della ditta e arrivare a chiudere l’estorsione è fondamentale la ricostruzione del collaboratore di giustizia Luigi Guida.

«L’estorsione a questa ditta – afferma Guida – se non ricordo male è stata chiusa proprio da me tra il 2001 e il 2002 e gestita personalmente sino a luglio 2005. La prima volta che ho sentito parlare di questa ditta almeno per quanto mi ricordi è stato quando Michelangelo Mazza della Sanità, nipote di Giuseppe Misso mi chiese di intervenire per chiudere l’estorsione ai danni della citata ditta. Ricordo anche che Mazza, nel chiedere il mio intervento mi prospettò un collegamento tra la ditta e il clan Bidognetti, utilizzando l’espressione “abbiamo saputo che la ditta appartiene a voi”». Successivamente, come dichiara ai giudici, Guida venne a conoscenza che una persona aveva degli strettissimi rapporti con il titolare della ditta di lavanderia che era di Melito.

Il boss Giuseppe Misso
Il boss Giuseppe Misso, oggi collaboratore di giustizia

«La persona che aveva rapporti con il titolare della ditta l’ho visto in qualche casa a Casale (Casale di Principe) non so se di Bernardo Cirillo, Massimiliano Miele, Di Caterino o altri. Si tratta comunque di un soggetto non affiliato al clan e che mi è stato indicato come vicino al titolare della ditta. Non ricordo ma potrebbe essere vero che il soggetto avesse un rapporto anche di lavoro con il titolare della lavanderia». Una volta individuato il modo attraverso il quale contattare la ditta si attiva il meccanismo per chiudere l’estorsione. «Il soggetto ha parlato con il titolare della ditta e mi ha comunicato la disponibilità al pagamento, cosa che io ho a mia volta girato a Michelangelo Mazza attraverso qualche mio “compariello”… perfettamente a conoscenza delle estorsioni del clan Bidognetti ed anche dei rapporti con i clan napoletani», afferma Luigi Guida.