Mario Caiazzo

Tra coloro che hanno aiutato gli inquirenti a ricostruire i passaggi della vicenda delle estorsioni subite dalla American Laundry, c’è anche Massimo Amatrudi, effettivo dei casalesi tramite i Bidognetti e poi inserito nel gruppo di Giuseppe Setola. Amatrudi, una volta diventato collaboratore di giustizia, ha deciso di svelare i dettagli del racket che, secondo le ipotesi dei magistrati, i casalesi portavano a termine insieme ai Lepre del Cavone e ai Misso della Sanità.

Il boss dei Casalesi, Francesco Bidognetti 2

Amatrudi è considerato «fonte primaria», perché racconta fatti di cui è stato anche «interprete». Come scrivono i pm nell’ordinanza: «Quale esecutore materiale, fungendo da intermediario nella corresponsione della rata estorsiva al clan Lepre, corrispondendo personalmente una tangente di 2.500 euro a Ciro Lepre presso la sua abitazione – nel giugno del 2007 – ricevendo da Giosuè Fioretto una seconda rata estorsiva di ulteriori 2.500 euro e consegnadola ad emissari del clan Lepre – nel dicembre del 2007 -, avvalendosi a tal fine dell’intermediazione di Giuseppe Gagliardi (in giugno e dicembre 2007)». In questi termini Amatrudi ricostruisce le dinamiche degli episodi che lo vedono tra i protagonisti: «Parlando di Fioretto Giosuè mi è tornato in mente un episodio avvenuto nel dicembre del 2007.

Il boss Giuseppe Misso
Il boss Giuseppe Misso, oggi collaboratore di giustizia

In particolare ricordo che mentre ero a casa di mia suocera con mia moglie e mia figlia, ricevetti una telefonata da Fioretto il quale mi chiese se di lì a poco avrei potuto incontrarlo. Considerato che Gagliardi abitava poco distante da mia suocera – praticamente di fronte al palazzo – mi recai da lui e con il suo scooter ci recammo entrambi all’incontro con Fioretto in piazza Dante a Napoli». Giunto nel luogo stabilito, nei pressi di un negozio di abbigliamento, Amatrudi dichiara che incontrò Fioretto «e dopo aver consumato un drink al bar di fronte, questi mi consegnò 2.500 euro. Su mia richiesta Fioretto mi precisò che si trattava del ricavato di un’estorsione ed ancor più precisamente di una parte di tangente che doveva essere consegnata al referente della zona del Cavone di Napoli, area nei pressi di piazza Dante e delle relative traverse. Il referente era Ciro Lepre detto ‘o Sceriffo. L’estorsione era stata consumata ai danni di un ospedale ubicato nella zona di Montesanto o della Pignasecca, il cui nome era Pellegrini». Fioretto, stando alla ricostruzione di Amatrudi, aggiunse che il totale della somma ottenuta a titolo di estorsione era da dividere tra i gruppi Bidognetti, quelli facenti capo al rione Sanità e quello della zona del Cavone.