L'ospedale Monaldi
Mario Caiazzo
Si calcola che mettano a segno circa un centinaio di colpi al mese, ma fare una stima precisa è alquanto difficile, perché la maggior parte delle volte le vittime dei furti non sporgono denuncia. Eppure è sempre più preoccupante la situazione sicurezza presso gli ospedali napoletani. I protagonisti indiscussi sono i borseggiatori, veri e propri professionisti del furto, che si recano nei nosocomi come si recassero in ufficio a lavorare.
Sono le sale d’attesa, quelle del Cup (Centro unificato prenotazioni) e naturalmente le corsie e le stanze dei degenti i territori di caccia delle bande. Secondo fonti investigative ad agire sarebbero formazioni leggere, le cosiddette squadrette o batterie, formate al massimo da tre unità, facenti parte dello stesso nucleo familiare. Inquadrata la vittima la seguono a distanza ravvicinata fino a quando non riescono a impossessarsi del portafogli, dello smartphone o di qualsiasi altro oggetto che si potrà rivendere e convertire in denaro liquido. I ladri più assidui, quelli che quotidianamente frequentano gli ospedali napoletani provengono dall’area di piazza Garibaldi e da Secondigliano.
Per spostarsi e raggiungere ad esempio la zona collinare (dove si trovano diversi nosocomi) usano la linea 1 della metro. C’è chi preferisce il pullman e allora ecco che si servirà della linea 150 che parte dal centro città e fa stazionamento al Monaldi. I borseggiatori che agiscono soprattutto nei Cup, scelgono gli orari di maggiore affluenza di utenti. In tal modo non solo hanno più prede a disposizione, ma possono muoversi con maggiore tranquillità tra la folla e non dare nell’occhio. Nel momento in cui non mettono a segno il colpo e vengono scoperti, riescono a far perdere le tracce in breve tempo e per alcune settimane evitano di agire presso il nosocomio da cui hanno dovuto battere in ritirata.