L'ospedale Loreto Mare

Mario Caiazzo

Doveva essere una settimana scandita dal numero esiguo dei ricoveri quella appena trascorsa al Loreto Mare, ma si è trasformata in una «sette giorni» caratterizzata da un afflusso di degenti ben oltre le aspettative. Colpa dell’ondata di influenza, colpa del periodo «caldo» dal punto di vista dei traumi e degli incidenti automobilistici, colpa dei botti e dell’alcol consumato a fiumi. Fatto sta che il piano programmato in accordo con il 118 è praticamente durato davvero poco. La misura di emergenza si era resa necessaria a causa del risicato numero di operatori a disposizione, confluiti nella diaspora verso altri nosocomi e giunti alla tanto sospirata pensione. È vero, all’atto del «patto» con le ambulanze si era registrato un calo dei ricoveri del 40%, ma il volume degli accessi è andato via via aumentando, tanto che si è avuta quasi l’impressione che mentre negli altri ospedali della zona si sia tirato un attimo il freno a mano, al Loreto Mare si sia fatto confluire il flusso «dirottato».

L’ospedale Santobono

È un’ipotesi, naturalmente, una sensazione, ma supportata da voci di corridoio sussurrate (con i relativi musi lunghi) nell’ospedale di via Amerigo Vespucci e captate da osservatori attenti. Solo ieri i codici rossi al Pronto soccorso sono stati tre: emergenze con le quali ha avuto a che fare il personale in affanno. L’unica nota positiva è che la notte a cavallo tra San Silvestro e il primo gennaio sia passata meglio delle più rosee aspettative. Certo, è giunto qualche ferito da botti e di passaggio, il dodicenne attinto alle gambe (poi trasferito al Santobono), ma nel complesso sono state ore alquanto tranquille. Più semplici di quelle che si registrano ogni fine settimana. Il problema del Loreto Mare avrebbe a che fare con il mancato rimpiazzo delle forze in uscita. Per ogni operatore che viene trasferito o che va in pensione non si provvederebbe ai ricambi adeguati.