Mario Caiazzo

Rappresentano un grimaldello molto efficace per gli uomini della Dda, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Mario Lo Russo. L’inchiesta risale a circa un anno e mezzo fa, quando sfocia in una decina di arresti e svela l’attività illecita che i clan hanno imbastito partendo dall’ospedale Santobono. Il pentito, ex elemento apicale dei «capitoni» di Miano, evidenzia che «il clan manovrava gli imprenditori e questi in accordo con persone che lavoravano all’interno del Santobono, riuscivano a vincere gli appalti». La situazione è descritta nei particolari quando si tratta di inquadrare l’attività su cui la cosca aveva messo le mani: «L’appalto era quello per la pulizia effettuata all’interno del nosocomio del Vomero. Ogni mese c’era un ricavo per le cosche di 30 o 40mila euro».

Il boss Mario Lo Russo, pentito di Miano
Il boss Mario Lo Russo, pentito di Miano

Così relaziona Lo Russo ai pubblici ministeri. Ma a parlare non è solo quest’ultimo che poco dopo sarà seguito nella scelta di collaborare dal fratello Carlo. Pian piano anche gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta cominciano a fare ammissioni. In particolare uno di essi dichiara ai giudici che ad un impiegato del Santobono ha «in diverse occasioni (circa una decina) dato alcune centinaia di euro». La «mazzetta» sarebbe stata elargita, continua l’imprenditore «per velocizzare la liquidazione delle fatture emesse». Tutto ciò perché avrebbe avuto bisogno della immediata liquidazione «per poter pagare i dipendenti». L’imprenditore sottolinea pure che, siccome non era sostenuto adeguatamente dalle banche, avesse avuto «necessità di far anteporre le mie fatture alle altre».

Il pentito del clan, Salvatore Lo Russo
Il pentito del clan, Salvatore Lo Russo

Per farla semplice si trattava di una sorta di tangente sulla tangente perché in tal modo, grazie all’interessamento della persona interna all’ospedale Santobono, «si veniva liquidati prima e non si sottostava ai tempi (quasi sempre dilatati) della pubblica amministrazione». Secondo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e il riscontro delle risultanze degli inquirenti, si studiò il modo per far adottare il metodo anche in altri nosocomi sotto il controllo dei clan, «perché appariva abbastanza semplice da attuare». Naturalmente ci si doveva per forza di cose rivolgere a degli amministrativi (o a delle persone a loro vicine), perché unici in grado di poter velocizzare i pagamenti.