Mario Caiazzo

L’inchiesta per presunte tangenti nella sanità milanese ha fatto entrare sotto la lente il Cto-Pini e l’istituto Galeazzi. Secondo gli inquirenti, un ruolo fondamentale sarebbe stato ricoperto dall’imprenditore Tommaso Brenicci. Che, affermano i magistrati, «dietro la presunta corresponsione di mazzette», avrebbe potuto diffondere, in particolare, il dispositivo «Micro Dttect», prodotto da un’azienda a lui collegata.

Le indagini da parte della magistratura nascono però dopo il verificarsi di un evento, spiegano gli inquirenti, nel faldone dell’ordinanza che ha portato all’arresto di sei persone (una è finita in carcere, le altre cinque ai domiciliari).

L’episodio «rilevante è sicuramente rappresentato dall’arrivo al Pini, intorno al 14 febbraio 2017, di un esposto contenente accuse di clientelismo nei confronti di alcuni dirigenti medici ivi operanti, tra cui il locale direttore sanitario, dottoressa Paola Navone, portato all’attenzione della Procura e della guardia di finanza», annotano i magistrati titolari dell’inchiesta.

L’istituto Galeazzi di Milano

L’esposto si è poi rivelato apocrifo, perché Rosaria Pagana e Nicoleta Veronica Voichescu – rispettivamente segretario territoriale NurSind Milano e responsabile NurSind Pini-Cto – hanno praticamente disconosciuto le firme riportate in calce al documento.

Le indagini affidate alla guardia di finanza

Ma, all’interno dello stesso esposto «sono descritte genericamente condotte illecite, inerenti, tra l’altro le forniture di materiali sanitari, coincidenti praticamente con l’oggetto della presente indagine», spiegano i magistrati.

In base al documento si accendono comunque i riflettori sull’ospedale. Tanto che, evidenziano sempre i titolari dell’inchiesta, «è stata tracciata soprattutto una elevata sensibilità sull’argomento da parte dei reali bersagli della segnalazione (in primis la Navone), i quali nel cercare di respingere prontamente ogni allusione illecita, hanno posto in essere comportamenti evocativi di una sostanziale ammissione di colpevolezza, spingendosi persino ad alterare risultanze documentali pur di allontanare i sospetti e di salvaguardare la propria posizione».